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La fotografia creativa non è di sicuro il mio forte, non che non mi piaccia, ma sono tanti i rami della fotografia che è davvero impossibile seguirli tutti. La fotografia di alberghi, e in generale di interni, è ciò a cui mi sono dedicato maggiormente e rappresenta la mia specializzazione, è lei infatti che professionalmente mi ha dato più soddisfazioni. Nel (poco) tempo libero mi dedico principalmente alla fotografia da viaggio (non quanto vorrei purtroppo), da paesaggio e alla street photography.

Mia sorella Elena, attrice che ultimamente si è cimentata con ottimi risultati nella regia di cortometraggi, qualche giorno fa mi ha chiesto di realizzare una fotografia per un suo imminente spettacolo dal titolo “Violenza Vola Via”, una serata sulla violenza contro le donne durante la quale sarà proiettato il suo omonimo corto (premiato con il primo premio all’ultima edizione del Cefalù Film Festival). La mia prima risposta, come quasi sempre, è stata di getto  ‘no, non ho tempo”, ma poi, conoscendo bene le intenzioni del suo spettacolo, nella velocità di cui solo la mente umana è capace, ho visto l’atmosfera che avrebbe avuto quella fotografia, mi sono reso conto che sarebbe stato qualcosa di molto diverso dai miei soliti scatti e ho sentito improvvisa la voglia di sperimentare.

Ho deciso quindi che la foto sarebbe stata pittorica, onirica e lunare.

Per fare ciò ho pensato di utilizzare la mia solita tecnica dei multi-scatti, detta in parole povere, faccio più scatti con utilizzo del treppiedi, e prendo di ogni scatto quello che mi piace di più.

Dopo un rinvio di una settimana, perché il tempo non era ideale, abbiamo fatto l’alzataccia, e ci siamo posizionati in un luogo geograficamente suggestivo: a Capo Lilibeo di Marsala, la punta estrema ad occidente della Sicilia. Ho piazzato le scarpette rosse simbolo dello spettacolo nel punto dove sarebbero state le figure femminili e abbiamo aspettato l’alba per avere la magia delle prime luci. Il primo scatto l’ho realizzato con una velocità di otturatore di circa 15 secondi utilizzando un filtro ND per poter ottenere una mare che fosse cremoso e surreale.

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Dopo ho fatto piazzare le figure femminili (in ordine: mia sorella Elena, l’attrice Noemi Piccionello, e la ballerina Mara Rubino)  nel punto esatto che avevo stabilito, e ho scattato usando un filtro polarizzatore.

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Successivamente ho chiesto a Federico, che faceva da assistente, di tenere un flash aggiuntivo per simulare la luce della luna che avrei messo dopo in post-produzione. Per fare ciò era necessario un flash potente (che potesse vincere la luce del giorno) e portatile al tempo stesso, ho quindi utilizzato un comodissimo quanto efficace Phottix Indra360 TTL  che ho radio-pilotato senza problemi grazie al sistema Phottox Odin II TTL. La parte difficile qui è stato per le modelle tenere la posizione costante, cercando di muoversi soltanto per respirare. Devo dire che sono state bravissime e pazientissime, soprattutto Mara che poverina ha dovuto tenere il braccio sinistro in alto in quella scomoda posizione per un tempo sufficiente a fargli dolere la spalla. Grazie Mara!

Ho così fatto più scatti.

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In post produzione ho dopo unito gli scatti correggendo i piccoli errori di sovrapposizione, e ho anche cambiato il formato rendendo la foto più panoramica (la roccia inferiore l’ho alzata usando la ‘trasformazione libera’ di photoshop). Ho aggiunto il riflesso delle modelle e degli scogli ai quali ho applicato un filtro di ‘motion blur’. Ho creato delle stelle aggiungendo del ‘rumore’ e utilizzando il pennello per quelle più evidenti. Ho inserito, come fotomontaggio puro e semplice, una luna e relativo riflesso sull’acqua, e i gabbiani per richiamare il titolo. Infine ho lavorato su colori e chiaroscuri utilizzando principalmente layers e filtri.

Qui potete vedere il prima e il dopo.

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Et voilà! con l’augurio che Violenza Vola Via possa contribuire, anche se nel suo piccolo, a cancellare un vergognoso comportamento che contraddistingue la nostra razza ad ogni livello, spero che il risultato finale vi piaccia. Se avede domande o commenti potete scrivere e cercherò di rispondervi.

 

P.S.

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Questo è il racconto fotografico del mio viaggio in Messico e Cuba con Marilena, mia moglie. Il post di oggi vi racconta Cuba, Trinidad.

Se sei un appassionato/a di viaggi e vuoi conoscere tutti i dettagli organizzativi e/o se ami la fotografia e vuoi avere informazioni tecniche vai al giorno 1 e 2 del viaggio, all’inizio del post c’è una premessa che fa per te.

 

Cuba, Trinidad

Dopo due notti nell’indimenticabile Avana (troppo pochi per gustare a pieno la mitica capitale cubana) ci rimettiamo in viaggio per vedere altre cittadine dell’isola. Prendiamo un pullman della locale compagnia Viazul e ci dirigiamo verso Cienfuegos dove passeremo una sola notte presso un’altra casa particular prenotata anche questa tramite Case Cuba (per maggiori dettagli organizzativi sull’intero viaggio vai al giorno 1 e 2 del viaggio).

Sfortunatamente già dal primo mattino quando ci mettiamo in viaggio, e durante tutta la nostra permanenza a Cienfuegos, la pioggia cade dal cielo a dirotto e in modo incessante. Non si tratta di un normale temporale tropicale che dura pochi minuti o mezz’ora al massimo, è proprio una violenta perturbazione che non dà un solo minuto di tregua. La pioggia è troppo forte per poter uscire anche se provvisti di ombrello.

Questa è la foto che scatto dal bus al mio arrivo nella cittadina e anche, sfortunatamente, l’unica che  riesco a scattare nelle 24 ore a Cienfuegos.

Cuba, Trinidad Il viaggio fotografico di Antonio Pistillo a Cuba. Diritti di antoniopistillo.itIo e mia moglie rimaniamo confinati nella casa particular mentre le strade di Cienfuegos si trasformano in veri e propri fiumi in piena. Scopriamo che la signora che ci ospita fa un mojito pazzesco, e passiamo tutto il nostro tempo in terrazza ad ascoltare la pioggia sulla tettoia con il cocktail in mano. Di tanto in tanto chiamo la signora per ordinare un altro bicchiere, facendole i complimenti per come ha miscelato gli ingredienti. La signora puntualmente prende l’ordinazione con un sorriso tra il deliziato e il beffardo, ed ogni volta sento da lei la stessa cantilena: “te gustó el mojito, eh!?”. E così, tra un mojito e l’altro, cullati dal ritmo incessante della pioggia sulle nostre teste e dalla cantilena cubana della signora, passiamo la nostra giornata a Cienfuegos. Non vediamo nulla del posto ma, nonostante tutto, siamo contenti. Sarà il fatto di essere in vacanza o la miscela perfetta di rum, zucchero di canna, menta, lime e l’acqua di seltz, ma fatto sta che anche questa Cuba mi sembra piacevolissima.

Il giorno dopo ci rimettiamo in marcia per Trinidad. Anche oggi viaggiamo con bus locale e, anche oggi, purtroppo piove. Questa volta però voglio assolutamente vedere la città, per fortuna la pioggia è meno torrenziale, e pian piano sembra perdere vigore. Siamo nella casa particular di Trinidad e Marilena non ne vuole sapere di uscire con la pioggia, ma io non mi perdo d’animo: aspetto qualche ora, e quando non ne posso più di stare fermo e al chiuso con Trinidad là fuori, vado dalla signora e mi faccio prestare un ombrello (oggetto che mi porge con grande riverenza e anche un po’ di malcelata possessività). Esco fuori in infradito, tanto fa caldo e in certe stradine sembra di guadare dei ruscelletti estivi di montagna. Finalmente posso vedere cosa ho intorno e immortalarlo.

antoniopistillo.com_Agosto16_ViaggioNozzeIMG_0726 antoniopistillo.com_Agosto16_ViaggioNozzeIMG_0761 antoniopistillo.com_Agosto16_ViaggioNozzeIMG_0974 Un ragazzo con il suo risciò sconsolato aspetta anche lui che il tempo migliori.

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Rientro, e con Marilena decidiamo di cenare a casa, visto che la pioggia continua imperterrita a bagnare Trinidad. La signora ci prepara una zuppa di lenticchie da applausi, mentre il telegiornale manda in onda le immagini della perturbazione che sta causando questo tempo da lupi. Capisco dai commenti in spagnolo che si tratta dell’uragano Hermine, al centro della perturbazione che si sta generando nel golfo del Messico il cui ciclone sembra indeciso se dirigersi verso Florida o Cuba. Come avevo immaginato non è un semplice temporale tropicale, è una vera e propria tempesta con tanto di uragano, e mi sento dentro ad uno di quei film catastrofici americani con l’adrenalina che scorre nel sangue per la paura di un destino su cui l’uomo non può nulla. Indipendentemente su dove si abbatterà la furia del ciclone, spero solo non crei troppi danni.

Le mie preghiere notturne vengono ascoltate e finalmente durante la notte la pioggia ha smesso di cadere. Hermine ha deciso di puntare verso Florida e lambisce soltanto Cuba, mi spiace per gli americani, ma di sicuro nella ricca penisola statunitense sono più attrezzati dei poveri cubani che hanno già i loro problemi senza bisogno anche di un ciclone. Io e Marilena usciamo senza dover richiedere in prestito il prezioso ombrello e esploriamo con agio il centro di Trinidad. Le strade sono ancora bagnate ma almeno le vie non sembrano fiumi come quelle di Cienfuegos e nemmeno ruscelli come ieri al nostro arrivo.

antoniopistillo.com_Agosto16_ViaggioNozzeIMG_0884 antoniopistillo.com_Agosto16_ViaggioNozzeIMG_0907 antoniopistillo.com_Agosto16_ViaggioNozzeIMG_0948 antoniopistillo.com_Agosto16_ViaggioNozzeIMG_1021antoniopistillo.com_Agosto16_ViaggioNozzeIMG_0788

Sbircio attraverso una porta e mi rendo conto che si tratta di una scuola, chiedo gentilmente di entrare e di fare delle foto. Trovo le scuole luoghi interessantissimi per capire molto di un Paese e non mi faccio sfuggire l’occasione. Sui muri ci sono frasi tipiche da regime totalitario che sa bene quanto sia importante l’educazione anche per formare un popolo, per terra c’è acqua perché il temporale ha fatto piovere persino dentro, una maestra dipinge un cartellone che servirà per l’anno scolastico che sta per cominciare.

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Due docenti mi chiedono un’offerta per comprare materiali scolastici, non riesco a dire di no. Nonostante tutto, anche se in un regime, in qualsiasi luogo l’educazione è sempre un valore fondamentale, per me la scuola è una delle istituzioni più importanti in assoluto. Do loro una banconota di €10 che per i cubani sono un mucchio di soldi: la paga mensile di un insegnante cubano è di circa €20, quindi quella banconota ha il valore equivalente di circa €700 per un insegnante italiano.  Alla vista degli euro le due maestre si guardano immediatamente intorno per capire se qualcun altro sta assistendo alla scena, dopo un micro-secondo di incertezza per capire il da farsi si lanciano uno sguardo di intesa che non ha bisogno di telepatia per essere decifrato… so bene che si spartiranno quei soldi a metà e che probabilmente con i miei euro non compreranno molto per i loro studenti, ma un docente ben nutrito è sicuramente un docente migliore di uno affamato, e a me 10 euro non fanno alcuna differenza. Esco dalla scuola con uno strano stato d’animo che ancora adesso fatico ad interpretare.

Continuiamo a girare, noto un bar i cui colori riescono a brillare nonostante il cielo sia grigio, mi apposto e scatto più foto.

antoniopistillo.com_Agosto16_ViaggioNozzeIMG_0840 antoniopistillo.com_Agosto16_ViaggioNozzeIMG_0862 antoniopistillo.com_Agosto16_ViaggioNozzeIMG_0873 antoniopistillo.com_Agosto16_ViaggioNozzeIMG_0823-Edit

Dopo tanto camminare siamo affamati, e ci dirigiamo verso uno dei ristoranti indicati come tra i migliori della zona dalla guida Lonely Planet. Il locale è pieno di mosche. Osservo divertito Marilena che si guarda schifata in giro, la tentazione è di andare in un altro posto ma altri ristoranti nelle vicinanze non sembrano essercene, inoltre è anche tardi. La stanchezza di questi giorni di viaggio on the road ha sopraffatto mia moglie che non è abituata a questo modo di viaggiare, Marilena sembra ormai arresa e senza forze per protestare. Ci decidiamo a rimanere, spruzzo il repellente sul nostro tavolo ad intervalli frequenti e riusciamo a mangiare con meno mosche che nei restanti tavoli, mi chiedo come facciano gli altri clienti a mangiare tranquilli senza alcuno spray ad allontanare gli insetti e mi sforzo di non pensare alla situazione in cucina. Nonostante la luce sia pessima per fotografare, non resisto alla tentazione di immortalare il tavolo dietro a noi che, tra l’altro, non è uno di quelli peggiori, ma è il più vicino.

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Usciamo dal mosca-ristorante chiedendoci se staremo male e riprendiamo il nostro vagabondare, ci infiliamo in vie un po’ più periferiche. Qui delle bambine, notando la mia macchinetta fotografica, cominciano a posare come grottesche controfigure di modelle, vogliono essere immortalate e me lo chiedono spudoratamente, le accontento e alla fine della sessione fotografica mi chiedono delle monete. Le accontento con pochi spiccioli, ci rimangono un po’ male ma so già che cestinerò quasi tutte le foto perché le loro pose sono troppo innaturali e inappropriate per delle bambine della loro età. Ne tengo solo una che ritengo l’unica accettabile.

antoniopistillo.com_Agosto16_ViaggioNozzeIMG_1065-EditContinuiamo a gironzolare con l’intenzione di riavvicinarci al centro.

antoniopistillo.com_Agosto16_ViaggioNozzeIMG_1128 antoniopistillo.com_Agosto16_ViaggioNozzeIMG_1054 antoniopistillo.com_Agosto16_ViaggioNozzeIMG_1047Una bimba bellissima mi guarda da un portone su una sedia a dondolo di legno troppo grande per lei.

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Dall’altra parte una giovane cubana ci lancia un bellissimo sorriso da dietro una pittoresca lignea ringhiera azzurra.

Cuba, Trinidad Il viaggio fotografico di Antonio Pistillo a Cuba. Diritti di antoniopistillo.it

La sera andiamo a mangiare in un altro ristorante, fortunatamente in questo non ci sono mosche e l’igiene sembra adeguata, mangiamo un’ottima aragosta a testa con pochi euro che ci fa dimenticare l’esperienza del pranzo.

L’indomani salutiamo Trinidad e partiamo per Varadero, concluderemo la permanenza a Cuba con due notti in un resort di lusso sulla spiaggia. Marilena non sa del resort. Il progetto iniziale era infatti di stare anche a Varadero in casa particular (che avevo già prenotato tramite l’efficiente servizio Case Cuba), sono uno abituato a viaggiare in modalità low budget; cosa che tra l’altro mi piace molto perché mi permette di vivere la parte più vera dei luoghi che visito. All’Avana avevo visto però Marilena poco entusiasta all’idea di pernottare in pensione per tutto la permanenza a Cuba. Ho pensato allora che alla fine era pur sempre un viaggio di nozze e, approfittando di un momento durante il quale lei riposava e io ero uscito a fare un giro fotografico della capitale, senza dirle nulla, mi sono infilato in un’agenzia e, alla faccia della parsimonia, ho chiesto il resort più caro di Varadero. Adesso, solo l’idea della sua faccia quando glielo dirò mi riempie di felicità e mi fa ridere al tempo stesso. Intanto prendiamo un altro autobus scalcagnato per l’ultima tappa del nostro viaggio.

Alla stazione degli autobus un padre saluta i figli che partono; mi soffermo ad immaginare i possibili motivi che potrebbero spingere questi genitori a lasciare due bambini così piccoli con la sorella adolescente.

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Durante il viaggio punto il mio obiettivo fuori dal finestrino per cogliere momenti di vita:  giovani e meno giovani che viaggiano su carretti tirati da cavalli o su vecchi side-car, un uomo che ripara un’auto vecchia di 70 anni con la speranza di farla andare avanti per chissà quanti anni ancora, e due bimbe che giocano a nascondino mentre un uomo col cappello a tesa larga passa a cavallo come fossimo nel far west. Più che un viaggio lungo le strade della campagna cubana sembra un viaggio attraverso il tempo.

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Dopo alcune ore di viaggio avviene quello che temevo sarebbe successo su un autobus tanto mal messo: un rumore sordo di esplosione, intuisco subito di cosa si tratta. E’ esplosa una gomma.

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Marilena in confusione mi chiede cosa succederà adesso, sorrido divertito e le spiego che faremo quello che facevano i nostri nonni: aspetteremo con pazienza. Per fortuna non abbiamo un aereo da prendere, mi rode un po’ però che questo contrattempo ci farà perdere delle ore che avremmo potuto passare in piscina o in spiaggia a Varadero. Scambio due chiacchiere con l’autista che mi spiega che tra un po’ dovremmo incrociare un altro bus Viazul, questo porterà la notizia della gomma esplosa alla stazione di autobus più vicina, partirà dunque un mezzo di soccorso per la sostituzione della gomma (i cellulari nel momento in cui scrivo non sono legali a Cuba, bisogna aspettare marzo 2008 per la legalizzazione dei telefonini). Il tutto ci costerà almeno due/tre ore di tempo. C’è solo da pazientare, stiamo sul bordo strada perché sul bus si muore di caldo, e nell’attesa fotografo vecchie Chevrolet che passano lungo la via.

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Nel frattempo faccio anche un giro per guardare le altre ruote e mi rendo conto che sono tutte liscissime, e prego solo che, una volta sostituita la gomma e ripartiti, non ne scoppierà un’altra.

Finalmente arriva il rimorchio che alza il bus e permette la sostituzione della gomma. Fotografo la ruota e il suo pessimo stato.

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Finalmente ripartiamo, e dopo alcune ore arriviamo a Varadero sani e salvi. Dalla stazione dei bus prendiamo un taxi collettivo e senza far capire nulla a Marilena do l’indirizzo del resort Paradisus Princesa Del Mar. Appena scendiamo lei alza lo sguardo, vede la struttura lussuosa e comincia a saltellare e mi abbraccia forte. Come è bello fare le sorprese!

Passiamo due giorni in piscina e in spiaggia godendoci il posto, nel frattempo l’uragano Hermine sta colpendo la Florida e arrivano violente e inquietanti folate di vento sulla costa di Varadero che scrollano forte le alte palme del resort, il cielo è stranissimo, nuvole grigie viaggiano ad inconsueta velocità sulla nostra testa e si danno il cambio con nuvole bianche che subito dopo sembrano volerci tranquillizzare. Cerchiamo di non pensarci e di goderci quei momenti di sole che il cielo ci regala, sono i nostri ultimi due giorni di viaggio di nozze e vogliamo goderceli fino alla fine, e così, a parte alcuni momenti di ansia per questo inedito clima, ci godiamo gli sgoccioli della vacanza nell’agio della lussuosa struttura.

Pubblichiamo su Facebook una foto scattata con il cellulare che fa molto viaggio di nozze.

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Dopo due giorni di relax assoluto salutiamo anche Varadero e andiamo all’aeroporto dell’Avana per tornare in Italia. Siamo in fila con il tipico umore nostalgico di fine vacanza quando mi accorgo di una scena storica: il check-in del volo della compagnia di linea American Airlines per Miami. E’ stato inaugurato appena tre giorni fa: riprendono i voli diretti di linea tra Cuba e gli Stati Uniti dopo ben 55 anni. Era il 1961 l’ultimo volo di linea statunitense, e adesso ecco il check-in riaperto. Scatto una foto che ha un suo intrinseco valore storico.

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Anche questo viaggio è finito, ma come ogni viaggio rimangono le emozioni e soprattutto le esperienze che ci hanno fatto crescere e cambiato. Torniamo un po’ diversi di quando siamo partiti, non so bene come, ma di sicuro migliori. E’ questo il bello del viaggiare, non tanto arrivare e vedere, ma cambiare ed arricchirsi di emozioni, riflessioni, riconsiderazioni ed esperienze. Spendere soldi in oggetti ci dà semplicemente cose tra le mani che col tempo si rompono e buttiamo, i viaggi ci danno vita intensa, che entra in noi, ci forgia e trasforma e sarà parte di noi per sempre.

 

Grazie a tutti voi di avermi letto e vi auguro buon viaggio. Buon viaggio per chi può spostarsi fisicamente con navi, aerei, treni, auto, moto, bici o persino a piedi, e per chi non può auguro buon viaggio con la mente, leggendo, o semplicemente fantasticando.

Un caro saluto da me, e da Marilena.

 

 

P.S.

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Questo è il racconto fotografico del mio viaggio in Messico e Cuba con Marilena, mia moglie. Il post di oggi vi racconta Cuba, l’Avana.

Se sei un appassionato/a di viaggi e vuoi conoscere tutti i dettagli organizzativi e/o se ami la fotografia e vuoi avere informazioni tecniche vai al giorno 1 e 2 del viaggio, all’inizio del post c’è una premessa che fa per te.

 

Dopo 4 giorni di lusso ai massimi livelli presso il Valentin Imperial Maya di Playa del Carmen per concludere la nostra vacanza in Messico, lasciamo la terra maya per volare a Cuba. Le sensazioni sono contrastanti, da una parte il rammarico di lasciare un Paese con un ricchissimo patrimonio storico-culturale e paesaggi naturalistici eccezionali, e dall’altra l’eccitazione all’idea di visitare finalmente una nazione sognata per una vita intera, i luoghi di Che Guevara, di Fidel Castro e il Paese del comunismo eroico che è riuscito nel bene e nel male a resistere alle lusinghe e alle minacce del capitalismo statunitense. Una nazione al tramonto di un’era irripetibile che si sta concludendo con la fine della vita del Leader Maximo, ormai gravemente malato, un luogo da visitare prima che cambi completamente. Un Paese dalle grandi contraddizioni, dall’immortale fascino, e la sua celeberrima capitale: Cuba, l’Avana.

Ci rechiamo all’aeroporto di Cancun e voliamo verso la capitale cubana con Interjet Airlines, un volo molto breve e anche poco costoso (per i dettagli organizzativi del viaggio vai al giorno 1 e 2 del viaggio). Arrivati all’Avana ci verrà a prendere qualcuno per conto di Case Cuba, agenzia tramite la quale abbiamo prenotato le case particular (l’equivalente dei nostri B&B) presso le quali soggiorneremo per avere maggiore contatto con la popolazione locale e un’esperienza più vera di Cuba.  Scesi dall’aereo e recuperati i bagagli chiamiamo il nostro referente, e un signore ci viene subito a prendere con una vecchia Chevrolet Bel Air, salgo sull’auto e appena dentro mi sembra di essere risucchiato in un vecchio film ambientato negli anni 50. Durante il viaggio verso l’Avana mi rendo conto che il primo stereotipo di Cuba piena di vecchie macchine americane degli anni 40 e 50 è assolutamente vero. Purtroppo anche il preconcetto sulla povertà di questo Paese è confermato, le vecchie auto infatti vengono risistemate e rappezzate da decenni con tutti i disagi che ciò comporta. Superiamo una vecchia auto verde pisello che ci ha avvelenato per quasi un chilometro con una nuvola nera di gas di scarico, al volante un padre che con una mano afferra il manubrio e con l’altra tiene lo sportello che non si chiude ormai più.

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Arriviamo nella casa particular che ci ospiterà per due notti. La padrona di casa è molto gentile e ci parla con un italiano molto buono. Ci mostra la casa e ci spiega con grande lentezza, scandendo con un certo orgoglio e con una sonnacchiosa cantilena ogni parola per sottolineare cose per noi ovvie, che probabilmente scontate per i cubani non sono: “questo è il rubinetto: a sinistra acqua calda, a destra acqua fredda”. Dopo il breve tour dimostrativo delle basilari comodità della casa, la signora si siete davanti ad un computer portatile e vedo che naviga su internet, le chiedo speranzoso se c’è il wi-fi: mi risponde tra l’imbarazzato e il fiero che internet è illegale per i cubani, e che è permesso solo ai turisti ma presso gli alberghi più costosi.

Posiamo tutto e convinco Marilena ad uscire subito per fare una passeggiata orientativa in centro, mia moglie è già nostalgica del Messico e le primissime impressioni di Cuba non la stanno emozionando come invece stanno facendo con me. La signora ci avvisa che ci fermeranno sicuramente dei cubani o cercando di diventare nostri amici per spillarci dei soldi oppure chiedendoci di comprare per loro latte o pannolini per i figli, la pratica comune è però che torneranno nel negozio presso cui abbiamo eventualmente comprato i prodotti per loro, e restituiranno il latte o i pannolini e si faranno dare parte dei soldi, il resto lo terrà il commerciante. Questa ammonizione, da parte di una cubana, ci fa già capire molto del luogo che stiamo per visitare.

In giro le vecchie macchine americane e le effigi del Che sono ovunque.

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Una bimba mi guarda incuriosita con la sua canottiera rivoluzionaria.

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E’ una città peculiare Avana, un luogo che conserva ancora una certa opulenza di un lontano passato coloniale ma che non riesce più a nascondere la propria povertà: le strade piene di sporcizia, i palazzi in rovina, la puzza tra i vicoli e le farmacie sporche e inadeguate. Dà prepotentemente l’impressione di una città rimasta disabitata per decenni e i cui palazzi, fatiscenti da anni e anni di abbandono, sono stati improvvisamente abitati da un popolo che non sa bene cosa fare e che approfitta dell’incertezza per riposare, aspettare e far musica.

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La gente sembra in sospeso, in attesa di capire cosa succederà con la morte del leader che fino adesso tutto ha deciso, un futuro probabilmente pieno di cambiamenti, ma di sicuro anche molto incerto.

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Un città però piena di storia, cultura, arte e musica. Dove gli amanti della letteratura possono saggiare il daiquiri, il drink preferito di Ernest Hemingway, proprio nel bar da lui più frequentato, il Floridita.

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Una città dove la musica è letteralmente in ogni angolo.

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Una città dove gli amanti dell’arte possono godere di un fervente ambiente espressivo che si manifesta soprattutto nell’arte figurativa. El Prado, la via centrale della capitale, è un susseguirsi di artisti e artigiani che cercano di vendere la loro opere. Arte ancora però fortemente condizionata dalla censura che non permette ai turisti di fare uscire dal Paese quadri che contestino apertamente il regime.

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Alcuni artisti però non sembrano volersi rassegnare alla censura e provano a vendere comunque i loro quadri di denuncia.

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Una città dalla popolazione molto giovane, dove bambini e ragazzini a petto nudo passano le loro pigre giornate tra le strade sporche e colorate.

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I ragazzi non hanno gli smartphone a stordirli e si entusiasmano, come noi una volta, con giochi semplici, e una palla di gomma può intrattenerli per ore.

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Sono proprio i colori ciò che mi affascina di più di questo luogo, i colori della frutta dei venditori ambulanti, dei panni a stendere, della pelle dei cubani, delle loro case sotto il sole dei tropici.

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Per caso mi imbatto in una scena insolita ma anche molto significativa della storia recente di Cuba: grazie all’allentarsi delle maglie del comunismo, negli ultimissimi anni (esattamente dal 2011), dopo mezzo secolo di divieto assoluto, ai cubani è consentito comprare o vendere casa. In un Paese dove l’uso dei mezzi di informazione è però ancora limitato, il metodo più semplice ed efficace è quello di incontrarsi in un punto stabilito della città e comunicare di persona, e con cartelloni fatti a mano, quello che si ha da vendere.

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Una città dal grande fascino l’Avana, che merita sicuramente più dei soli due giorni che ho potuto dedicarle. Spero di poterci tornare un giorno, per poterla vivere più a fondo, purtroppo sarà sicuramente molto diversa; mentre scrivo infatti Fidel Castro è morto, e sicuramente il capitalismo e la globalizzazione se ne approprieranno e la stravolgeranno. Sarà interessante notare le differenze e poter fare il confronto, sono contento di averla potuta vedere, anche se fugacemente, prima della sua definitiva trasformazione.

Domani lasceremo la capitale e proseguiremo il viaggio a Cuba, ci aspetta Cienfuegos e poi Trinidad, due tappe sicuramente da non perdere per chi vuole conoscere questa straordinaria isola.

 

 

P.S.

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