Cuba, l’Avana

Cuba, L'Avana

Questo è il racconto fotografico del mio viaggio in Messico e Cuba con Marilena, mia moglie. Il post di oggi vi racconta Cuba, l’Avana.

Se sei un appassionato/a di viaggi e vuoi conoscere tutti i dettagli organizzativi e/o se ami la fotografia e vuoi avere informazioni tecniche vai al giorno 1 e 2 del viaggio, all’inizio del post c’è una premessa che fa per te.

 

Dopo 4 giorni di lusso ai massimi livelli presso il Valentin Imperial Maya di Playa del Carmen per concludere la nostra vacanza in Messico, lasciamo la terra maya per volare a Cuba. Le sensazioni sono contrastanti, da una parte il rammarico di lasciare un Paese con un ricchissimo patrimonio storico-culturale e paesaggi naturalistici eccezionali, e dall’altra l’eccitazione all’idea di visitare finalmente una nazione sognata per una vita intera, i luoghi di Che Guevara, di Fidel Castro e il Paese del comunismo eroico che è riuscito nel bene e nel male a resistere alle lusinghe e alle minacce del capitalismo statunitense. Una nazione al tramonto di un’era irripetibile che si sta concludendo con la fine della vita del Leader Maximo, ormai gravemente malato, un luogo da visitare prima che cambi completamente. Un Paese dalle grandi contraddizioni, dall’immortale fascino, e la sua celeberrima capitale: Cuba, l’Avana.

Ci rechiamo all’aeroporto di Cancun e voliamo verso la capitale cubana con Interjet Airlines, un volo molto breve e anche poco costoso (per i dettagli organizzativi del viaggio vai al giorno 1 e 2 del viaggio). Arrivati all’Avana ci verrà a prendere qualcuno per conto di Case Cuba, agenzia tramite la quale abbiamo prenotato le case particular (l’equivalente dei nostri B&B) presso le quali soggiorneremo per avere maggiore contatto con la popolazione locale e un’esperienza più vera di Cuba.  Scesi dall’aereo e recuperati i bagagli chiamiamo il nostro referente, e un signore ci viene subito a prendere con una vecchia Chevrolet Bel Air, salgo sull’auto e appena dentro mi sembra di essere risucchiato in un vecchio film ambientato negli anni 50. Durante il viaggio verso l’Avana mi rendo conto che il primo stereotipo di Cuba piena di vecchie macchine americane degli anni 40 e 50 è assolutamente vero. Purtroppo anche il preconcetto sulla povertà di questo Paese è confermato, le vecchie auto infatti vengono risistemate e rappezzate da decenni con tutti i disagi che ciò comporta. Superiamo una vecchia auto verde pisello che ci ha avvelenato per quasi un chilometro con una nuvola nera di gas di scarico, al volante un padre che con una mano afferra il manubrio e con l’altra tiene lo sportello che non si chiude ormai più.

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Arriviamo nella casa particular che ci ospiterà per due notti. La padrona di casa è molto gentile e ci parla con un italiano molto buono. Ci mostra la casa e ci spiega con grande lentezza, scandendo con un certo orgoglio e con una sonnacchiosa cantilena ogni parola per sottolineare cose per noi ovvie, che probabilmente scontate per i cubani non sono: “questo è il rubinetto: a sinistra acqua calda, a destra acqua fredda”. Dopo il breve tour dimostrativo delle basilari comodità della casa, la signora si siete davanti ad un computer portatile e vedo che naviga su internet, le chiedo speranzoso se c’è il wi-fi: mi risponde tra l’imbarazzato e il fiero che internet è illegale per i cubani, e che è permesso solo ai turisti ma presso gli alberghi più costosi.

Posiamo tutto e convinco Marilena ad uscire subito per fare una passeggiata orientativa in centro, mia moglie è già nostalgica del Messico e le primissime impressioni di Cuba non la stanno emozionando come invece stanno facendo con me. La signora ci avvisa che ci fermeranno sicuramente dei cubani o cercando di diventare nostri amici per spillarci dei soldi oppure chiedendoci di comprare per loro latte o pannolini per i figli, la pratica comune è però che torneranno nel negozio presso cui abbiamo eventualmente comprato i prodotti per loro, e restituiranno il latte o i pannolini e si faranno dare parte dei soldi, il resto lo terrà il commerciante. Questa ammonizione, da parte di una cubana, ci fa già capire molto del luogo che stiamo per visitare.

In giro le vecchie macchine americane e le effigi del Che sono ovunque.

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Una bimba mi guarda incuriosita con la sua canottiera rivoluzionaria.

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E’ una città peculiare Avana, un luogo che conserva ancora una certa opulenza di un lontano passato coloniale ma che non riesce più a nascondere la propria povertà: le strade piene di sporcizia, i palazzi in rovina, la puzza tra i vicoli e le farmacie sporche e inadeguate. Dà prepotentemente l’impressione di una città rimasta disabitata per decenni e i cui palazzi, fatiscenti da anni e anni di abbandono, sono stati improvvisamente abitati da un popolo che non sa bene cosa fare e che approfitta dell’incertezza per riposare, aspettare e far musica.

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La gente sembra in sospeso, in attesa di capire cosa succederà con la morte del leader che fino adesso tutto ha deciso, un futuro probabilmente pieno di cambiamenti, ma di sicuro anche molto incerto.

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Un città però piena di storia, cultura, arte e musica. Dove gli amanti della letteratura possono saggiare il daiquiri, il drink preferito di Ernest Hemingway, proprio nel bar da lui più frequentato, il Floridita.

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Una città dove la musica è letteralmente in ogni angolo.

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Una città dove gli amanti dell’arte possono godere di un fervente ambiente espressivo che si manifesta soprattutto nell’arte figurativa. El Prado, la via centrale della capitale, è un susseguirsi di artisti e artigiani che cercano di vendere la loro opere. Arte ancora però fortemente condizionata dalla censura che non permette ai turisti di fare uscire dal Paese quadri che contestino apertamente il regime.

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Alcuni artisti però non sembrano volersi rassegnare alla censura e provano a vendere comunque i loro quadri di denuncia.

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Una città dalla popolazione molto giovane, dove bambini e ragazzini a petto nudo passano le loro pigre giornate tra le strade sporche e colorate.

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I ragazzi non hanno gli smartphone a stordirli e si entusiasmano, come noi una volta, con giochi semplici, e una palla di gomma può intrattenerli per ore.

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Sono proprio i colori ciò che mi affascina di più di questo luogo, i colori della frutta dei venditori ambulanti, dei panni a stendere, della pelle dei cubani, delle loro case sotto il sole dei tropici.

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Per caso mi imbatto in una scena insolita ma anche molto significativa della storia recente di Cuba: grazie all’allentarsi delle maglie del comunismo, negli ultimissimi anni (esattamente dal 2011), dopo mezzo secolo di divieto assoluto, ai cubani è consentito comprare o vendere casa. In un Paese dove l’uso dei mezzi di informazione è però ancora limitato, il metodo più semplice ed efficace è quello di incontrarsi in un punto stabilito della città e comunicare di persona, e con cartelloni fatti a mano, quello che si ha da vendere.

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Una città dal grande fascino l’Avana, che merita sicuramente più dei soli due giorni che ho potuto dedicarle. Spero di poterci tornare un giorno, per poterla vivere più a fondo, purtroppo sarà sicuramente molto diversa; mentre scrivo infatti Fidel Castro è morto, e sicuramente il capitalismo e la globalizzazione se ne approprieranno e la stravolgeranno. Sarà interessante notare le differenze e poter fare il confronto, sono contento di averla potuta vedere, anche se fugacemente, prima della sua definitiva trasformazione.

Domani lasceremo la capitale e proseguiremo il viaggio a Cuba, ci aspetta Cienfuegos e poi Trinidad, due tappe sicuramente da non perdere per chi vuole conoscere questa straordinaria isola.

 

 

P.S.

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2 Comments on “Cuba, l’Avana

  1. Aggiornamenti 2018: internet non più illegale per i cubani, e lo trovi negli alberghi e anche in alcuni luoghi pubblici come sul malecon. Ma costa un botto!

    Sporcizia per strada sì, ma credo meno di come la racconti tu.

    Musica ancora, ma se ne incontra poca per strada se non al centro storico nei locali. E il raeggeton sta prepotentemente soppiantando la salsa… sia nei locali frequentati dai giovani sia come danza, salsa non più appresa da molti giovani. Ristrutturati alcuni palazzi, la decadenza è tuttavia ancora diffusa… c è centro habana che è bellissima ma… va beh, l hai vista.

    Da vedere anche viñales! Trinidad mi è rimasta in gola pk la gita è saltata.

    Comunque ancora splendida habana e piena di contrasti. Ah… hai visto k invece dei gabbiani, sui cieli del vedado volano neri avvoltoi?

    • Grazie Simona degli aggiornamenti, il mio viaggio si riferisce all’estate 2016 e da quello che scrivi si vede che in due anni la situazione sta cambiando molto.
      Trinidad la potrai vedere nel prossimo post. Grazie ancora di avermi letto e del commento!

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