Viaggio in Thailandia – giorno 7

d700, iso 200, 70mm, 1/100

Questo è il foto-diario del mio viaggio in Tailandia, se vuoi leggerlo dall’inizio e/o vuoi avere dettagli tecnici fotografici vai al giorno zero.

Nel post di oggi mi trovo un’altra sistemazione sempre ad Ao Nang e mi faccio un giro per scattare qualche foto della località.

 

All’una del pomeriggio apro gli occhi. Sebbene 5 ore di sonno per me non siano il massimo, mi alzo subito dal letto perché non vorrei sballare completamente i miei bioritmi. La visita alle spiagge vicine è saltata ma la voglio comunque fare domani. La mia tabella di marcia quindi si allunga di almeno un giorno. Ao Nang pare essere il luogo ideale per le tante escursioni alle isole del circondario, quindi vorrei fermarmi di più. Però questa stanza è troppo cara per il budget giornaliero che mi sono dato, ed è persino troppo comoda per le regole che mi sono imposto all’inizio del viaggio. Dunque, anche se già al primo giorno ci avevo provato senza successo, mi rimetto su internet a cercare qualcosa di più economico. Pare proprio che non ci sia nulla nei paraggi. Bisogna spostarsi a Krabi Town per risparmiare, ma Krabi non è sulla spiaggia e con la moto dovrei fare avanti e indietro, troppo scomodo, non va bene. Non sono uno che si dà facilmente per vinto e continuo a cercare. Vedo  su Booking.com un albergo che ha qualcosa a 800 bath (quindi ben 400 bath in meno rispetto a dove sto al momento), dice ultima camera rimasta. Le recensioni ne parlano maluccio, però vedo che è abbastanza vicino e ho l’idea di andare a vedere la stanza con i miei occhi. Mi metto sullo scooter, cerco l’albergo basandomi sulle indicazioni su internet ma non lo trovo, la posizione sulla mappa è sbagliata. Chiedo in giro e alla fine riesco a scovarlo. E’ ad un paio di minuti più all’interno rispetto a dove sto io, non troppo male. E’ una specie di campeggio con delle stanze in muratura poco più avanti dietro ad una transenna. Il ragazzo alla reception non parla inglese e chiama una ragazzetta che sa spiccicare poche frasi. Mi dice che però non hanno più stanze libere. Ci rimango male. Ma aggiunge che ha dei bungalow. Mi illumino. A quanto? A 500 bath. Ottimo! Vediamoli. Mi fa capire che però non sono esattamente qui, bisogna prendere la moto. E’ lontano? Pare di no. Il ragazzo con cui avevo parlato per primo mi fa segno di seguirlo in scooter. Mi metto in sella e lo seguo. Corre come un pazzo e a fatica riesco a stargli dietro. Dopo un minutino di strada arriviamo. Sono 5 costruzioni, una dietro l’altra e ne visito una libera. Adesso… dovete dimenticarvi quello che noi italiani  intendiamo per bungalow; niente in cemento, nemmeno una sorta di prefabbricato. Quelli che i tailandesi chiamano bungalow, noi li chiamiamo… capanne. Si tratta infatti di una capanna di legno. Entro, ha il bagno, ha la corrente elettrica e persino un televisore, provo a vedere se funziona l’acqua corrente e lo scarico e sembra tutto a posto. E’ una capanna, ok, ma costa poco, e poi volevi fare la vacanza selvaggia, mi dico. Decido di prenderla. Torno dalla ragazza, le chiedo se l’acqua è calda e mi dice di no, provo allora a trattare, il tentativo però fallisce miseramente. La ragazza traduce al ragazzo i miei rilanci ma il tipo è inflessibile. Cedo e pago due notti a 500 bath ciascuna, è comunque un ottimo prezzo per Ao Nang.

Missione camera compiuta. Mi avvio per andare in centro a fare un po’ di foto alla cittadina. Passo prima da Federico per chiarirmi meglio quali saranno le prossime mosse visto che ho allungato la permanenza di due giorni. Lo aggiorno che mi sono spostato e quando gli riferisco il prezzo sembra quasi non credermi, rimane con la faccia perplessa quando gli spiego che non c’è nemmeno l’acqua calda e che mi va bene lo stesso. Prenoto con lui l’escursione per Phi Phi Island perché è il modo più semplice di vederla senza rimanere impantanato nel carnaio dei turisti che l’affollano. Gli chiedo consigli su Pucket. E’ una delle destinazioni classiche della Thailandia ed è qui vicino ma sono indeciso se andare. Da una parte vorrei anche vedere dal vivo la vita notturna e un po’ folle di quella zona, dall’altra però so che quel tipo di realtà posso anche vederla a Bangkok. Federico mi sconsiglia Pucket, a lui non piace, troppo turistica e i tailandesi provano costantemente a fregare il turista di turno. Se proprio voglio vedere la Thailandia sfrenata del casino notturno, e se andrò a Bangkok, mi suggerisce letteralmente di passare al ‘livello successivo’: vai a 150 km da Bangkok, a Pattaya! Mi dice con una convinzione quasi ipnotica. Mi convince, ok, salto Pucket e al suo posto, me ne vado (se non decido di cominciare a risalirmene verso il nord prima) a Ko Lanta Yai: un’isola un po’ più a sud che pare offrire molto e sistemazioni di tutti i tipi. Sollevato di aver preso un po’ di decisioni saluto Federico e punto verso il lungomare. Gironzolo e guardandomi intorno mi rendo conto di come noi occidentali quando siamo nei Paesi poveri facciamo presto ad adattarci all’elasticità delle regole. Infatti d700, iso 560, f9, 1/320ad Ao Nang sono davvero rari i bianchi che vanno in moto con il casco, guidano anche loro in maniera approssimativa e si arrampicano ai sorng-taa-ou (quei furgoncini con le panche dietro) rimanendo in piedi pericolosamente sul predellino come se non avessero fatto altro tutta la vita.

Arrivo sul lungomare e decido di prendermi una coca in un baretto sulla spiaggia perché il pranzo me lo sento un po’ sullo stomaco. Sì, ho pranzato prima da andare da Federico, non l’ho scritto per sintesi (contrariamente a quello che pensate non scrivo proprio tutto), comunque ho preso due portate a base di pesce ed erano molto buone, e ho speso davvero una bazzecola (sono andato in un ristorante lontano dalla zona più turistica). A proposito, nel giorno 5, a fine giornata (dopo l’avventura delle cascate) sono anche andato a farmi fare un massaggio. Non ve l’ho raccontato, non per censura, ma per mancanza di spazio, già quella pagina del diario era abbastanza lunga senza l’esperienza del massaggio. Tra l’altro prima o poi vorrei raccontarvela quella storia, perché anche quella è stata, a modo suo, un’avventura (niente di scabroso comunque, tranquilli). Quando ci sarà una giornata un po’ più vuota ricordatemi di raccontarvela.

Dicevo, arrivato sul lungomare prendo una coca e vedo in lontananza delle barche tipiche tailandesi tirate a secco. La scena mi sembra fotogenica e scendo in spiaggia. Mentre cammino verso le barche il mio campo visivo inferiore viene attratto da un qualcosa che sembra muoversi. Guardo per terra e vedo come una massa rosa che si muove velocemente e in maniera sinuosa in avanti. Non capisco, guardo meglio questa brulicante nuvola che sembra scivolare in avanti: sono decine e decine di granchietti che fuggono via dai miei passi. Effettivamente mi rendo d700, iso 200, 62mm, f9, 1/250conto che la spiaggia in quella parte è tempestata di buchini che sono le loro tane, ognuno corre affannosamente cercando di raggiungere un buco dentro il quale rifugiarsi. C’è però un granchietto che rimane lì immobile al centro davanti a me e non si muove; mentre tutti i suoi compagni scappano impauriti lui pare volermi sfidare. Sta fermo così, con quest’aria di sfida per un tempo tanto lungo che ho pure la possibilità di mettere a fuoco e immortalarlo. La posizione di scatto è abbastanza scomoda e quando mi avvicino ancora di più con la macchina per inquadrarlo meglio si gira come un fulmine e si infila d’un lampo nel buchino lì a fianco. Chissà se mi ha fatto la linguaccia, mi chiedo. Continuo a camminare verso le d700, iso 200, 70mm, f9, 1/250barche ripensando allo spettacolo inusuale appena scorto, quando mi accorgo che la spiaggia in quel punto sta diventando fanghiglia e sto affondando con tutti i sandali. Inoltre tra me e le barche c’è un rigagnolo d’acqua che dovrei attraversare a piedi nudi. Eh sì, a piedi nudi… facile a dirsi, lì sotto è pieno di granchietti. I sandali affondano ancora di più e camminare sta diventando impossibile (oltre a trasformare le mie flyflot in cuoio in qualcosa di inguardabile). Ma sì, da bambino tutte queste paturnie non me le facevo! E mi tolgo le suole da sotto i piedi e vado scalzo. E’ una sensazione un po’ schifosa all’inizio, i piedi affondano nella sabbia che è ormai diventata melma, il fango nero mi schizza i pantaloncini e sono sporco fin su alle gambe, ma continuo. Dopo un po’ mi abituo e comincia anche a farmi piacere. Ogni tanto sento qualche pizzichino alle suole che attribuisco ai granchietti ma la cosa la trovo persino divertente, e continuo ad d700, iso 200, 24mm, f2,8, 1/2000andare. Arrivato alle barche faccio gli scatti che volevo. Sono delle ‘long tail boat’, che in italiano significa barche dalla lunga coda. Infatti hanno dietro dei motori a scoppio con un’asta lunghissima che allontana di diversi metri l’elica del motore dalla poppa della barca. Finito di immortalarle me ne torno quasi dispiaciuto di dover rimettere i sandali. Prima però sciacquo i piedi e mi lavo le gambe alla bell’e meglio, i pantaloncini però rimangono schizzati che sembro un fetente, ma questo è anche il bello della vacanza in posti lontani: non te ne frega niente di quello che gli altri possano pensare di te.d700, iso 200, 24mm, f3,2, 1/2500

Mi rimetto sullo scooter e costeggio il marciapiede sul lungomare alla ricerca di soggetti interessanti da fotografare. Vedo che più in fondo sulla passeggiata sono sempre più i tailandesi e meno gli occidentali. Parcheggio e, macchina in mano, mi metto ad osservare. Noto che mentre i bianchi tendono a spaparanzarsi sulla sabbia a prendere il sole, i tailandesi invece stanno sotto gli alberi stravaccati all’ombra in grandi gruppi. Il mondo è così, i bianchi adorano abbronzarsi per diventare più scuri e le persone di colore rifuggono il sole perché vogliono essere più chiari. Vogliamo sempre essere quello che non siamo, o forse è una sorte di istinto comune al genere umano: quello di cercare di differenziarsi esteticamente dalla massa, come un fiore che cerca di mostrare i colori più sgargianti per attirare gli insetti affinché possa più facilmente riprodursi. Chi lo sa… e d700, iso 200, 34mm, f7,1, 1/30immerso in queste considerazioni antropologiche noto come i tailandesi, quando vanno in spiaggia, si organizzano così bene che non hanno nulla da invidiare ai siciliani che si portano le teglie di pasta a forno. Loro hanno il riso al posto della pasta e invece di tavoli e sedie di plastica si portano le amache da legare tra un ramo e l’altro. Insomma, con le dovute differenze, tutto il mondo è paese. Mi avvicino a scattare e vedo che sono ben contenti di farsi riprendere, c’è persino chi mi chiede di fotografare l’amico che dorme russando rumorosamente. Un  bambino che mangia da un sacchettino di riso attira la mia attenzione; chiedo a gesti il permesso ai genitori che mi sorridono e mi danno il consenso. In Italia le persone si d700, iso 200, 70mm, f4, 1/320fanno mille paturnie con la storia della pedofilia che appena vedono qualcuno con una macchina fotografica ti guardano in cagnesco prima ancora che tu possa pensare di voler fotografare loro figlio. Ma poi, che cavolo se ne farà un pedofilo di una foto di un bambino vestito? Mi rimetto in scooter e vedo che sul marciapiede c’è una coppia di giovani sposi seduti su una panchina. Non posso farmi sfuggire l’occasione! Mi fermo, torno indietro, parcheggio al volo e mi avvicino. La sposa è veramente molto bella, ha dei bellissimi lineamenti, occhi grandi e profondi, un bel naso, è scura di pelle e l’incarnato si valorizza col bianco del vestito, ha una colorata e scenografica corona di fiori sui fluenti capelli corvini. Insomma, il sogno di qualsiasi fotografo di matrimoni. Mi avvicino e noto però che… ha i baffi. Non scherzo, ha realmente una folta peluria scura sopra il labbro superiore. Vabbè, paese che vai… mi dico. Chiedo se posso fotografare e i parenti sembrano contentissimi. Comincio a scattare ma la sposa è rigida come un manico di scopa ed è la sposa più difficile da gestire che mi sia mai capitata. Lei e il marito si mettono nella classica posa ‘foto ricordo’, vorrei che invece si guadassero tra loro (così almeno la sposa è di profilo… quei baffi proprio non riesco a guardarli, penso) . Faccio segno di guardarsi l’un con l’altro negli occhi e i parenti capiscono che voglio un bacio. Dicono in tailandese di baciarsi e il marito prova a baciarla sulla guancia ma lei pare quasi che quel marito sia un estraneo. Si ritrae e gli sfugge, i parenti ripetono la richiesta ma lei, di farsi baciare, non ne ha proprio voglia. Io cerco di far capire che voglio invece che si guardino l’un con l’altro, ma i parenti continuano a capire che insisto d700, iso 200, 46mm, f7,1, 1/200per il bacio. Per fortuna un giovane passante, che capisce un po’ di inglese, traduce il mio ‘look at each other’ nell’equivalente tailandese. Così finalmente si guardano, anche se lei pare non riuscire a sostenere lo sguardo del marito per più di mezzo secondo. Mi viene voglia di chiederle perché cavolo se l’è sposato, ma oltre al fatto che non mi capirebbe, penso che probabilmente è musulmana e che forse lo sta vedendo per la prima volta oggi (in Thailandia credono normalmente in Budda o in Maometto). Alla fine riesco a fare un mezzo scatto decente ma capisco che fare il fotografo matrimonialista in Thailandia non fa per me. Un po’ deluso per la foto agli sposi scendo un attimo in spiaggia e noto una madre che sta cercando di far mangiare la figlia piccola.d700, iso200, 70mm, f2,8, 1/250 La bambina fa un po’ di capricci e preferisce giocare con un bastone raccolto per terra piuttosto che mangiare. Chiedo anche a lei il permesso e ho la solita sorridente risposta positiva. Sulle prime la bimba si nasconde dietro la madre e pare intimorita, ma dopo che mi presento e le chiedo il nome si scioglie. Si chiama Siriin (o qualcosa del genere) e, una volta che prende confidenza con il mio obiettivo, dimostra di avere la stoffa di una vera modella!d700, iso 200, 70mm, f2.8, 1/100

Soddisfatto del mio bottino di foto torno a casa, passo dal supermercato a comprare un paio di sandwich per la cena  e dello spray micidiale per insetti da usare domani nella capanna, e rientro in albergo. Mi faccio una doccia calda bella lunga dato che da domani non avrò più l’acqua calda e mi metto al computer a scrivere e a sistemare le foto. Mangio lavorando e faccio tardi come al solito. Domani sveglia alle 7.15 per fare il cambio di sistemazione! E mi addormento distrutto.

4 Comments on “Viaggio in Thailandia – giorno 7

  1. Mizzega, ma la sposa ha davvero i baffi!!! Mi raccomando, vogliamo almeno una foto della capanna. Ciao e buona continuazione!

  2. Anche questa giornata è stata bellissima e la stiamo vivendo insieme a te . grazie

  3. Lettura piacevolissima di questo “libro”, la cui trama si fa sempre più interessante!!!

  4. Vedrai quando ti consigliero’ i locali a pattaya, anzi fatti un auto scatto appena arriverai su la walkingstreet ahahhhaha!!!

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