Viaggio in Thailandia – giorno 5

d700, iso 800, f22, 25 sec, filtro Hoya nd400

Questo è il foto-diario del mio viaggio in Tailandia, se vuoi leggerlo dall’inizio e/o vuoi avere dettagli tecnici fotografici vai al giorno zero.

Nel post di oggi esploro i dintorni di Khanom: vi racconto la mia avventura alle cascate Samet Chun Waterfall, e vi mostro le foto della spiaggia di Nai Plao, spiaggia di Nadan.

 

 

Buongiorno dico a me stesso pensando alle cascate che mi aspettano. Il buonumore di stamattina stupisce anche me. Non sono uno di quelli che quando si sveglia è pimpante, solare e sorridente come i bei giovani papà delle pubblicità dei cereali. Ma chi lo è del resto? Normalmente, appena sveglio, ho quella tipica espressione che si ha quando qualcuno ti insulta con una frase che non capisci bene, per cui rimani lì sospettosamente perplesso chiedendoti se è una tua impressione o sei stato davvero offeso. E poi normalmente sbatto; urto stipiti di porta e spigoli di tavoli come se ogni volta mi svegliassi con un corpo diverso di cui devo prendere ancora le misure. E odio le domande. Preferisco che non mi si parli per i primissimi minuti, però se ho proprio qualcuno chiacchierone nei dintorni non mi metto ad odiarlo, semplicemente non lo ascolto. Ma se questi mi pone delle domande, allora sì che diventa fastidioso, perché vorrà delle risposte e io, appena sveglio, non sono in grado di pensare. Semplice. Stamattina invece, nonostante abbia dormito poco, non vedo l’ora di mettermi in azione, riesco pure ad affrontare la doccia tailandese senza dire parolacce. E questo la dice lunga. Mi vesto, indosso le scarpe da trakking, prendo l’attrezzatura che ritengo necessaria per l’avventura che mi aspetta, e passo dal ristorante di Umberto per salutarlo. Mi dà una mappa e mi spiega la via migliore per addentrarmi nella vegetazione e arrivare alle cascate. Scelgo di visitare le Samet Chun Waterfall che, a detta della mia Lonely Planet, sono le più interessanti della zona. Umberto non le ha mai viste, sa solo come arrivarci perché ha visto i segnali passandoci vicino. Mi metto a cavallo di Fiore (lo scooter) e vado. Mi fermo ad un distributore e faccio 50 bath di benzina: €1,50 e ho quasi riempito mezza tanica! Thailandia ti amo! Mi fermo ad un Seven Eleven a comprare un sandwich per quando mi verrà fame. Mi rimetto sulla strada cercando di raccapezzarmi con la mappa che ho in mano ma ad un certo punto non sono convinto che la strada sia giusta, tiro fuori l’iphone e apro le mappe, vedo che la cascata che cerco è segnata, pigio su ‘raggiungi’ e non mi resta che seguire il navigatore… la tecnologia…che bella cosa! Lo schermo mi dice di svoltare a destra in una stradina in terra battuta, mi stupisco che sia segnata anche questa e la seguo, comincia a salire verso i promontori verdi che ho difronte e pian piano la strada diventa sempre più dissestata e immersa nel verde. Dalla mappa sembra ormai di esserci vicino, ovviamente non ci sono strade segnate fino al punto esatto e mi aspetto di trovare un inizio di sentiero dove poter lasciare la moto. Dopo poco trovo un segnale che indica proprio le cascate che cerco. E’ un’asse di legno inchiodata per orizzontale ai tronchi affiancati di  due palme. Parcheggio ‘Fiore’ proprio sotto la scritta in vernice bianca, faccio uno scatto alla moto così parcheggiata e cerco di d700, iso 200, 24mm, f7,1, 1/2500distinguere l’inizio del sentiero per intraprenderlo. Il cartello parla di 500 metri alle cascate però non si capisce bene da dove devo prendere. Seguo un sentiero ma poco dopo si ferma. Guardo in giro e non mi pare di vedere alcuna via battuta, guardo ancora e non riesco proprio a trovarne traccia. Il torrente è lì e immagino il sentiero lo costeggi, ma i lati sono molto impervi. Noto che il letto del corso d’acqua è abbastanza percorribile, il livello delle acque è basso e decido di risalire il torrente camminando sui grossi massi che ampiamente affiorano. Mi metto a saltellare da una roccia all’altra e così facendo, anche se con una certa fatica, pian piano risalgo il corso. Più vado su e più la via diventa impervia e d700, iso 200, 24mm, f/7,1, 1/500faticosa, comincio ad avere il fiato corto ma il pensiero di fare del movimento mi incoraggia a continuare. Man mano però la vegetazione diventa sempre più folta e mi sto addentrando sempre più in quella che sembra quasi foresta.

Ok mamma (so che mia madre mi sta leggendo), fermati (te lo consiglio) e salta un po’ di paragrafi. Riprendi a leggere dal paragrafo che comincia nuovamente con ‘ok mamma’ che trovi più in basso. Così posso sentirmi libero di raccontare per bene l’avventura senza sentire la tua ansia addosso.

Riprendiamo… dicevo: mi addentro sempre di più in quella che ha tutte le fattezze di una foresta. Alberi sempre più fitti e rami che si attorcigliano l’uno con l’altro, piante folte ai bordi del torrente che non mi permettono di guardare oltre e i massi spesso sono scivolosi. Gli alberi si inclinano con le loro ariane sul letto come se volessero coricarsi sul corso d’acqua e i rami bassi sovente mi bloccano la via costringendomi a giri e saltelli impegnativi. Le ragnatele sono sempre più fitte e mi viene in mente che potrebbero esserci ragni velenosi su una di queste. Il pensiero non mi piace per niente, già immagino di attraversare una ragnatela e tirarmi dietro il suo ragnetto bastardo che pian piano si arrampica tra i mie vestiti fino a mordermi la pelle. Perciò comincio a fare attenzione e a cercare di evitare di rompere le trasparenti reti che spesso mi brillano impalpabili a pochi centimetri dal volto. Il pensiero dei ragni mi genera anche un’altra fobia, quella dei serpenti. Potrebbero essere ovunque e non sarebbe di certo un piacevole incontro. Cerco di non pensarci e continuo a salire, il percorso diventa sempre più difficile, spesso saltare tra un masso e l’altro non è per niente un’impresa facile e mi costringo a fare lunghi giri da una parte all’altra percorrendo metri e metri per salire di pochissimo. I rami e le foglie si infittiscono in maniera sempre più preoccupante, ai rumori dei miei passi se ne aggiungono altri della natura che non so distinguere e che mi spaventano, penso sempre più ai serpenti e ai ragni velenosi e comincio ad avere una fifa nera. Scivolo e sbatto la macchina fotografica contro i sassi. La d700 per fortuna tiene bene il colpo. Ormai la luce si è abbassata perché le fronde degli alberi della sponda destra si sono del tutto uniti a quelle della sponda opposta. Continuo, uso spesso le mani e gattono tra una pietra e l’altra per aiutarmi. Inciampo di nuovo e colpisco con l’obiettivo un grigio sasso proprio nel punto in cui un raggio cade luminoso. Il paraluce del 16mm si è ammaccato leggermente per il colpo. Mi scopro impaurito e me ne vergogno, mi fermo col fiato corto e gli occhi spalancati e mi sento una femminuccia che si fa bloccare dalla paura, cerco di darmi coraggio guardando la bellezza del posto che mi circonda, ma la natura in questo momento mi sembra più minacciosa che bella. Penso che non c’è assolutamente nessuno nel raggio di non so quanto, sono solo e se mi facessi male, anche una semplice slogatura alla caviglia, potrebbe essere un problema senza nessuno a dare l’allarme. Spesso mi scopro a saltare dallo spavento per una semplice foglia che mi sfiora un braccio o la schiena, ho i nervi a fior di belle. Poi penso però che ho il cellulare, vedo che ho segnale e questo mi tranquillizza non poco: dovessi avere qualsiasi problema potrei sempre chiamare con il telefono Umberto o i soccorsi. Mi rassicuro e continuo a salire chiedendomi dove sono queste maledette cascate. Ad un d700 iso 400, 48mm, f4, 1/125certo punto mi ritrovo un ragno al centro della sua rete a mezzo palmo del naso. Stavo per attraversare e farmi avvolgere il viso dalla sua ragnatela, e lui me lo sarei trovato in bocca. Mi fermo rimanendo impietrito. Sto qualche secondo lì impalato a guardarlo e a respirare cercando di riprendere fiato, poi guardo a terra per vedere dove mettere i piedi e vedo che sono circondato da colonie di formiche che non assomigliano a quelle a cui sono abituato, la mia scarpa è proprio sopra una delle loro vie e molte si sono arrampicate sulla mia scarpa destra e una decina è già arrivata ai pantaloni e sale su. Mi metto a saltellare un po’ d700, iso 400, 70mm,  f4, 1/60istericamente per un paio di secondi cercando di scrollarmele di dosso e pensando a tutti quei merdosi documentari che ho visto alla tv che facevano vedere delle formiche dai morsi dolorosissimi. Impreco perché non mi ricordo dove cacchio erano quelle formiche se in America centrale o in Asia. Afferro la macchina che ho al collo e mi metto a fotografare i miei nemici per esorcizzarli. Funziona. Mi concentro sulla messa a fuoco e la profondità di campo, li riguardo sul display, riscatto cercando di evidenziarne l’ambiente e li trovo meno inquietanti.  Mi rimetto a camminare, aguzzo la vista per distinguere possibili ragnatele e l’udito per evitare possibili serpi. Dopo un po’ il letto diventa più ampio e la volta che mi sovrasta comincia ad aprirsi al cielo, salgo ancora di poco e vedo delle cascatelle. Continuo a salire e il fiume è sempre più largo e ne trovo altre. Finalmente. Mi fermo sedendomi su un masso per qualche minuto a tirare il fiato. Prendo la bottiglietta d’acqua dalla borsa e do sollievo all’arsura. Mi guardo intorno ammirando i riflessi sui massi bagnati. Il respiro torna normale. Mangio anche il sandwich che ho in borsa. Tiro fuori il treppiedi e mi metto a fare le foto che volevo realizzare. Mi concentro sulla fotografia e mi dimentico di tutto. Uso anche il filtro nd400 Hoya per d700, iso 200, 24mm, f22, 8sec, filtro Hoya nd400abbassare fortemente l’esposizione e allungare l’esposizione in modo da avere l’effetto cremoso sull’acqua. Posizionare il tripode e scattare in bilico sui sassi senza bagnarsi non è semplice ed ogni scatto mi prende un tempo lunghissimo. Ma non mi importa, sono venuto fino a qua per questo, e inquadrare, regolare, scattare e riprovare senza fretta mi piace. Mi fa sentire padrone del tempo. Niente premura. Potrei stare su una foto anche un’ora, non c’è orologio da tenere sottocchio o cliente impaziente a stressarmi affinché finisca il prima possibile. E non potrei nemmeno essere qua accompagnato da un amico, questi, giustamente, dopo un po’ si stancherebbe di aspettare e mi solleciterebbe ad andare. Posso stare qua fin quando voglio. Mi sento libero. E’ una sensazione bellissima. Riprendo a salire e mi fermo altre volte a scattare sempre cond700, iso 200, f22, 15 sec, filtro Hoya nd400 la stessa calma. Mi rammarico solo di non avere il mio fantastico grandangolare 14-24 con me. Ma è lo strumento con cui lavoro quotidianamente, con cui realizzo le foto di interni e che mi dà da mangiare. Troppo prezioso da rischiare di romperlo in viaggio e poi è gigantesco e pesantissimo. Mi arrangio con l’attrezzatura che ho. Ve bene lo stesso. Arrivato quasi in cima incontro un ragazzo biondo sui 20 anni, ci facciamo un cenno di saluto e vedo che ha gli infradito. Cioè, anche tu sei arrivato fino a qua da solo e sei bello fresco e sorridente e hai gli infradito!? Mi chiedo mentalmente. Il mio eroismo completamente smontato in un secondo! Mi rivedo spaventato tra le formiche e mi sento un pollo. Il tizio mi fa un altro cenno di saluto, raccoglie il suo zainetto e va via. Certo, adesso puoi andare, grazie! penso sarcastico. Continuo a risalire con la cresta bassa, mi fermo a scattare uno scorcio e incontro una coppia di cinquantenni. Sembrano ben contenti di trovare uno con una macchina grossa che sicuramente saprà fare le foto a cui chiedere di farsi fotografare insieme ‘abbiamo tutte foto separati in questa vacanza’ . Sono inglesi, marito e moglie, entusiasti di questa parte poco turistica della Thailandia. Chiacchieriamo un po’ e scopro che sono saliti dal d700, iso 800, f22, 25sec, filtro Hoya nd400sentiero. C’è un sentiero? Chiedo quasi felice. Sì, è da quella parte, è abbastanza comodo. Spiego loro che sono salito sul letto del fiume e loro rimangono impressionati: da quello che vedono sarà stato difficile… e sì! rispondo io e il mio orgoglio si rianima. Mi chiedono da dove vengo, gli rispondo che sono italiano immaginandomi che immediatamente dopo mi diranno che non lo avevano capito dall’accento: “Italian?! Wow! Your English is great, you don’t have any Italian accent!’… ecco! Quando mi dicono così non dico quasi mai che ho un passato da insegnante di inglese, giusto per non sminuire subito dopo il complimento. Appena scoprono che sono siciliano mi investono di domande sulla mia terra, sono stati tantissime volte in Italia e l’adorano, hanno visto Sardegna e Corsica e gli manca la Sicilia per poter dire di aver visto tutte le grandi isole italiane (non gli faccio però notare che la Corsica è francese da ormai quasi 250 anni). Rispondo con la solita generosità e passione che noi siciliani abbiamo per la nostra amata e odiata terra. Ad un certo punto, mentre gli spiego che il periodo migliore è la primavera, e parlo del mandorlo in fiore, delle feste di paese e delle processioni pasquali con gli attori in costumi d’epoca, vedo brillare gli occhi di entrambi, lei sembra quasi commossa di felicità e mi interrompe dicendomi che l’ho convinta. Andranno in Sicilia! L’assessorato regionale siciliano al turismo ringrazia.  Sono dei viaggiatori consumati, sono qui in Thailandia in vacanza e si sono messi a farmi domande precise per organizzare già il loro viaggio in Sicilia. Wow! Questo sì che è portarsi avanti. Gli scatto con la loro compatta un paio di foto con la cascata alle spalle. Quando scoprono che sono fotografo professionista, non ci stanno più nella pelle dalla felicità di avere finalmente delle foto insieme e scattate per giunta da un fotografo famoso. Gli spiego con un certo d700, iso 200, 24mm, f22, 20 sec, filtro Hoya nd400imbarazzo che sono solo fotografo, non famoso, e specializzato più che altro in interni e food, e loro sono all’aperto e non sono nemmeno un piatto di pasta… ridono di gusto alla mia battuta che non mi sembrava nemmeno un granché. Ci salutiamo e mi indicano dov’è il sentiero. Mi rimetto a fotografare, dopo un paio di minuti mi sento chiamare da una voce che mi ricorda quella di Ollio: Antonio! Antoniooo! Alzo lo sguardo e gli inglesi sono un cento metri più su, appena dopo il salto dell’acqua, mi salutano sbracciandosi con larghi sorrisi e mi indicano anche da lì il sentiero per farmi capire come sia semplice. Accipiacchia, penso, mi sono fatto due amici!

Ok mamma! Puoi riprendere da qui! (scusa, mi ero dimenticato). Prendo il sentiero e arrivo facilmente su in cima dove c’è una pozza d’acqua e un giovane tailandese che placidamente si crogiola nella vasca. Lo saluto e gli dico ind700, iso 200, 16mm, f3,2, 1/2500 inglese che lì è davvero bello, concorda sorridente e gli chiedo se posso fotografarlo. Annuisce. Parliamo un po’ e mi dice che anche lui è salito dal sentiero. Ma non da quello sul lato destro ma dall’altra parte. Ci sono due sentieri? Sì. Quello che ha fatto lui è un po’ più lungo ma è molto più comodo dell’altro. Ah! Insomma sono l’unico deficiente che risale il fiume come l’uomo ragno e che teme di essere punto dai ragni! Rido all’idea. Il ragazzo si stupisce che mi sia fatto tutta la salita sui i massi e si offre di farmi vedere dov’è il sentiero. Mi suggerisce poi di fare delle foto alla pozza dall’alto. Anche lui è fotografo, però ci tiene a definirsi un ‘newbie’, uno agli inizi. Noto infatti un treppiedi e una borsa fotografica lì dove giacciono abbandonati pantoloncini e maglietta. Chiacchieriamo un po’ e si offe anche di scendere con me a valle se non ho fretta. Mi sta bene, temo che scendendo dal suo sentiero poi non ritroverò dove ho lasciato la moto. Salgo un altro po’ per fare la foto che mi ha suggerito. Ne approfitto per scattare anche altri scorci e dopo un po’ vedo che si è rivestito e che mi ha superato ed è un po’ più in alto seduto ad ammirare un altro angolo del fiume. Il rumore d700, iso200, 16mm, f2,8, 1/1000costante del salto dell’acqua, il verde brillante che incornicia l’azzurro intenso del cielo, e il contrasto tra ombre e scintillio dei riflessi del sole sui rigagnoli d’acqua rendono il posto davvero un’oasi di pace assoluta. Mi seggo anch’io e ci raccontiamo un po’. Si chiama Kan, ha 25 anni e sebbene sia cresciuto a Bangkok da poco si è trasferito a Khanom dove da due anni fa il fotografo di matrimoni. Gli faccio vedere le mie foto usando lo smartphone e mi sembra sinceramenteiso 800, 42mm, f3,5, 1/50 colpito. Gli faccio vedere anche delle foto di matrimonio che ho realizzato visto che è il suo settore e mentre le guarda costantemente oscilla con il busto cullandosi e facendo di tanto in tanto versi di meraviglia. Dopo un po’ che stiamo là a goderci il posto gli chiedo se può accompagnarmi giù e così andiamo.

d700, Iso 200, 24mm, f7,1, 1/250Effettivamente il sentiero è comodissimo, avendo una modo sportiva si potrebbe risalire tranquillamente anche in sella. Scendendo gli chiedo se ci sono serpenti in zona e mi dice che ce ne sono tanti ma che scappano se sentono rumore di passi e che comunque nei sentieri non se ne incontrano. Appunto, penso. Gli confesso che durante la salita avevo paura dei ragni e lui ammette che ne avrebbe avuta tanta anche lui. Mi sento confortato. Arriviamo lì dove ha parcheggiato il suo scooter e mi dice che se voglio mi può dare un passaggio fino a dove ho la mia moto. Perfetto. Salgo e mi accompagna fino al punto dove è cominciata la mia avventura. Lo ringrazio e lo saluto, mi chiede dove andrò. Non ho idea. Mi suggerisce di tagliare verso la costa e andare alla spiaggia di Nai Plao che è abbastanza vicina. Se voglio posso seguirlo in moto, lui ha la giornata libera e quindi non gli pesa. Mi va benissimo.

Arriviamo alla spiaggia e c’è un ristorante con terrazza sul mare. Ho sete e ho voglia di una buona birra da gustarmi godendomi il panorama. Gli chiedo se vuole bere qualcosa ma non vuole, dice che il ristorante è caro. Mi offro di pagargli io una birra per ringraziarlo della gentilezza ma rifiuta dicendo che sta bene così, è astemio e non ha sete. Non voglio insistere. Scendo sulla spiaggia per fare delle foto e mi accompagna, risaliamo camminando tra delle barche da pesca e costeggiando una baracca di pescatori che stanno riposando. Andiamo dall’altra parte d700, iso 200, 24mm, f10, 1/125del ristorante e ci sediamo poi su una panchina su una terrazza che c’è poco più d700, iso 400, 66mm, f8, 1/200avanti. Chiacchieriamo del più e del meno e ci confrontiamo anche sulle reciproche idee che abbiamo sulle donne. Ridiamo scoprendo che bene o male quello che penso io delle donne italiane lui lo pensa di quelle tailandesi. Dopo un po’ andiamo via e mi accompagna, lui davanti con la sua moto e io dietro su Fiore, fino al bivio che dividerà le nostre strade. Ho voglia di quella birra che lui non ha voluto e quindi lo saluto con l’intento di trovarmi un bar sul mare dove rilassarmi un po’. Sulla strada che scende parallela al mare vedo diversi cartelli che indicano alberghi e residence a destra e sinistra della via. Non molti hanno la traduzione in inglese, vedo anche dei cartelli che reclamano massaggi thai, ai piedi e al corpo… l’idea non mi dispiacerebbe dopo la faticata di oggi. Vedo sulla destra un grande albergo con una bella veranda sulla spiaggia di Nadan, è il ristorante del Khanom Golden Beach Hotel. Parcheggio e mi vado a sedere su un tavolo proprio alla fine della pedana di legno a ridosso della d700, iso 400, f3,5, 1/1000spiaggia. Ordino una birra Singha che spumosa mi gusto guardando il mare. Sarà il posto o la soddisfazione dell’esperienza appena trascorsa, ma è una delle birre più buone che abbia mai bevuto in vita mia. Mi godo il posto prendendomi tempo e senza far nulla se non guardandomi intorno. Spio gli avventori del ristorante e una gruppetto di scolari tailandesi che si seggono sorridenti ad un tavolo. Alcuni di loro si riversano sulla spiaggia e si scattano d700, iso 400, f3,5, 1/320vicendevolmente foto facendo la v con le dita.

Dopo un po’ mi rimetto a cavallo del mio scooter, gironzolo un po’ e torno a casa che sta già facendo buio. Vado a farmi una doccia che mi toglie via il sudore della giornata, prendo il computer e vado al ristorante. Appena mi vede Umberto mi chiede subito quando sono tornato. Si è fatto tardi e si era preoccupato non vedendomi tornare. Lo tranquillizzo dicendogli che è andato tutto bene e che mi è molto piaciuto. Mi metto a scrivere il diario del giorno prima e accompagno la scrittura con un buon bicchiere di vino che Bau (il cameriere) mi porta per sbaglio ma che penso Umberto voglia che io beva. Quando l’equivoco è risolto (il bicchiere andava al tavolo dietro) è troppo tardi e io già sorrido un po’ più del normale. Dico ad Umberto che per mangiare faccio scegliere a lui visto che questa è l’ultima cena a khanom (domani andremo al mattino presto a vedere la piantagione di caucciù della moglie tailandese di Umnerto in un paese a mezz’ora di macchina da qui, e poi lui mi accompagnerà a Nakhon Si Thammarat a prendere un bus per Krabi sulla costa occidentale sempre nel sud della Thailandia). Entro in cucino e gli dico mentre è indaffarato tra i fornelli: italiano o tailandese, cosa ti viene più facile in questo momento cucinare. Mi prepara delle ottime tagliatelle fatte a mano con sugo di cicale. La pasta è molto al dente come piace a me e le cicale danno molto sapore al sughetto. Scrivo e lavoro alle fotografie ininterrottamente fino a sera tardi. Devo ancora preparare i bagagli per l’indomani mattina (Umberto si offre di farmi lasciare della roba che posso riprendere quando ripasserò di qua) e la sveglia è stata concordata per le 5. Mi dice che tra poco chiuderanno e andremo tutti in un ristorante. I ragazzi dello staff non hanno ancora mangiato e si esce giusto per stare un po’ insieme. Cavolo devo ancora finire il blog! Però mi spiace non andare. Scrivo fin quando posso e dopo andiamo a fare un giro. Arrivati al ristorante ci sediamo, sia io che Umberto abbiamo già cenato quindi facciamo compagnia ai ragazzi bevendo qualcosa. Io prendo un bicchiere di soda water (semplice acqua frizzante come la chiamano qua) dato che i due bicchieri di rosso che ho bevuto stasera mi hanno già stroncato.

Torniamo a casa verso l’una. Faccio i bagagli e mi rimetto a lavoro per cercare di pubblicare la puntata del mio diario visto che in Italia comincia ad essere tardi e aspettano ancora la pubblicazione. Trovo i messaggi preoccupati di mia sorella che mi chiede che fine io abbia fatto. Mia madre è in ansia perché non ha visto ancora nulla di pubblicato. Ecco, ne approfitto per chiarire: non so se riuscirò a pubblicare tutti i giorni e entro la serata. Scrivere mi prende sempre più tempo e non sempre riuscirò ad essere puntuale, quindi se non vedete nessuna uscita non sono morto, sono solo impegnato. Su whatsApp ho un paio di messaggi di amici che, anche loro un po’ in pensiero, mi chiedono perché non è ancora uscito nulla, ragazzi tranquilli, non sono in guerra! Grazie comunque dell’affetto.

Finisco di scrivere e pubblico che sono le 4.30 del mattino, ormai è inutile volersi mettere a dormire. Rimango disteso ad aspettare che Umberto bussi alla porta e rivedo mentalmente le meravigliose immagini di oggi rivivendo per una seconda volta l’intera giornata.

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