Viaggio in Thailandia – giorno 4

d700, iso 200, 24mm, 2,8, 1/5000

Questo è il foto-diario del mio viaggio in Tailandia, se vuoi leggerlo dall’inizio e/o vuoi avere dettagli tecnici fotografici vai al giorno zero.

Nel post di oggi fotografo il mercato di Khanom ed esploro la cittadina.

 

 

Mi sento chiamare. E’ Umberto. Come promesso mi sta svegliando presto per andare al mercato. Non ho dormito moltissimo e sono intontito, ma il pensiero delle belle foto che posso fare lì funziona meglio di un caffè ristretto. Mi lavo e mi vesto in un battibaleno e lo raggiungo al ristorante che nel frattempo sta dando un’ultima sistemata al locale. Salgo sul suo scooter e andiamo. Parcheggia, scendiamo, e noto che lascia il casco sul cestino anteriore. Lo guardo interrogativo e mi risponde ‘figurati!’. Io che odio le chiavi, i catenacci, metti e togli la catena… comincio ad amare seriamente questo popolo. Sono le nove del mattino e il mercato è in pieno fermento, molta della mercanzia è già stata venduta, infatti mi spiega il mio Virgilio che i venditori sono già dalle sei pronti ad accogliere i clienti con un sorriso.D700, iso 200, 24mm, f3,5, 1/2000 E’ proprio come me lo immaginavo e come lo volevo: un vero mercato che mostra senza tema i colori, le forme e gli odori dei suoi prodotti: verdure mai viste prima, tanta frutta ma soprattutto polli, maiale e tanto pesce di tutte le forme e razze.  Ombrelloni orientali di tutti i colori fanno ombra alla merce esposta su contenitori d’acciaio o di vimini o poggiati su carta di giornale, su incerate o direttamente su lunghe e umide assi di legno. I venditori allegri di una gaiezza da noi da tempo perduta seggono su sedie di plastica colorata o cesti rovesciati con a fianco la loro immancabile bilancia gialla. Gli odori sono decisi e distinti sebbene per me non sempre riconoscibili, ma nessun tanfo di marcio colpisce le mie narici e il suono è un brusio vivo ma sommesso. Nessuno urla nemmeno per decantare la bontà dei propri prodotti. d700, iso 200, 24mm, f3,5, 1/2000Io sono estremamente soddisfatto e celebro il posto con una raffica di scatti. Finalmente si fotografa sul serio, mi ripeto mentalmente, e i venditori mi sorridono tutti, non tanto per merito mio ma per la simpatia toscana di Umberto che con il suo thai basilare sa dire ad ogni persona la frase giusta per farle brillare i bianchi denti. Il mio oste ne approfitta per comprare del pesce e dei rognoni che già ha immaginato come preparare. Guarda con attenzione consumata, confronta, contratta e acquista. Mi indica il pesce che ho mangiato ieri sera nell’involtino quasi imboccato da Kay, e poi mi fa notare degli splendidi esemplari di granchio dalle ipnotizzanti sfumature rosa e persino blu. Dei pesci gatto con i loro molli baffi sguazzano ancora vivi in un velo di fanghiglia, delle zampe di pollo si scaldano sotto un sole che potrebbe d700, iso 200, 24mm, f2,8, 1/3200abbronzarle e un neonato quasi nero, vestito per intero di candido bianco, guarda incuriosito con i suoi occhi pece Umberto che gli fa le linguacce. Ma la scena più suggestiva che mi rimane in mente è quella di un bambino di quattro o cinque anni che, combattuto tra timidezza e interesse, mi guarda sorridente nascondendosi però dietro il corpo rassicurante della mamma.d700, iso 200, 30mm, f4, 1/800 Lei teneramente ma anche divertita lo invita a non aver paura. Vedo anche un frutto che non ho mai visto in vita mia e chiedo informazioni al mio accompagnatore che invita la venditrice ad aprirlo per me. E’ una tailandese carina e Umberto la conquista subito con un complimento, lei lo taglia e me lo offre. All’interno ha la forma di un mandarino sbucciato ma bianco, ha un sapore molto dolce e leggermente viscoso, non è proprio di mio gradimento. La d700, iso 200, 24mm, f2,8, 1/160ragazza me ne offre un altro, mi viene la tentazione di inventare una scusa qualsiasi ma mi spiace offenderla, lei mi sorride e io mi arrrendo, accetto il dono e rimangio… sarà la gentilezza che mi circonda o il mio palato che si sta abituando ma mi sembra già più buono. Guardo Umberto chiedendogli con lo sguardo ‘quanto le devo dare’ e lui mi risponde ‘ma va!’.

Dopo il mercato andiamo a noleggiare lo scooter che mi permetterà di essere più indipendente. Nel primo posto dove proviamo non ne hanno più e Umberto allora telefona al tizio che normalmente gli affitta l’auto. Lui ha una moto che fa per me, gli chiede di portarcela al ristorante. Torniamo a casa e poco dopo arriva la moglie del noleggiatore con il mezzo. Chiede 250 bath ma il toscano sostiene che il prezzo normale è 200, lei ci sta. Preso. E’ uno scooter bianco con richiami rosa scuro, non il massimo della mascolinità ma chi se ne frega! Si chiama ‘fiore’, proprio in italiano, e mi dico che è la moto per me: Pistillo sul fiore… cosa voglio di meglio? Dopo mi accorgo pure che sullo scooter c’è il nome del noleggiatore: Mr Wat, la cosa mi fa sorridere. Chissà se il noleggiatore sa di essere, nonostante il cognome tailandese, quasi omonimo del famoso Watt scozzese che perfezionò quella macchina a vapore che poi portò ai motori a scoppio che proprio lui noleggia per campare. Felice di avere un mezzo tutto mio mi metto (è proprio il caso di dirlo) subito in moto! Confesso di aver percorso i primi 50 metri sul senso sbagliato, confesso anche di aver mentalmente insultato il pick-up che vedevo venirmi incontro sulla mia stessa corsia. Per fortuna subito dopo l’imprecazione mi sono svegliato e ho ricordato che in Thailandia hanno seguito la stessa scelta incomprensibile di camminare sul verso contrario a tutto il resto del mondo cioè tenendo la sinistra. Dopo questo debutto poco glorioso però mi sono subito riallineato, e a onor di cronaca poco dopo tenevo la sinistra con estrema naturalezza come se avessi guidato tutta la vita tra le strade reali del Regno Unito.

Decido di andare senza meta seguendo la strada principale con la macchina al collo pronto a fermarmi per fotografare qualsiasi cosa interessante. A proposito, mi rivolgo agli amanti della fotografia, anche in questo viaggio ho l’ennesima conferma della regola numero uno del fotografo: tieni la macchina fotografica in mano pronta a scattare (quindi mi raccomando senza tappo) o al massimo al collo, tenerla in borsa o nello zaino è quasi come non averla. Vado sul mio scooter viaggiando pianissimo per meglio guardare, l’aria mi soffia addosso una piacevole brezza che mi dà tregua del caldo tailandese. Mi guardo per un attimo allo specchio e col casco sembro proprio un ragazzino idiota, ma mi prendo la parte giovanile dell’osservazione e sorrido al paese che mi scorre sotto le ruote. Sto per attraversare un ponticello e vedo che lungo il fiume ci sono diversi pescherecci attraccati. Sento che lì si possono fare delle belle fotografie. Faccio manovra per arrivarci ma, contrariamente a quello che immagino, non c’è nessun bordo fiume da seguire, né in moto né a piedi. Non capisco come ci si possa arrivare e mi pare anche scomodo non ci sia una passerella sull’acqua persino per gli stessi pescatori. Mi rimetto in cammino un po’ deluso e alla fine del ponte continuo a pensare come poter raggiungere quelle barche. Mi viene in mente che ci possa essere una strada più avanti, una via interna che torni sulla banchina del fiume e mi metto a cercarla. Immediatamente dopo vedo una trazzera impolverata che piega a destra e mi ci infilo temendo però sia privata e che qualcuno possa bloccarmi. La strada fa un’altra curva a destra e delle persone mi guardano, continuo ed effettivamente avevo ragione: mi porta alle barche attraccate che scaricano il pesce. Posteggio e cauto mi muovo tra le grosse cime e le cassette di pesce. Scorgo sulla prua di un peschereccio un folto numero di pescatori che maneggiano una grande rete, hanno cappelli in testa e una sorta di fango sul viso che credo serva per proteggerli d700, iso 200, 34mm, f5,6, 1/125dal sole. Mi avvicino col timore che non siano contenti di avere un turista bello fresco con la sua macchina al collo che si diverte a fotografarli mentre faticano. Gli sorrido timidamente e loro mi rispondo subito mostrandomi contenti i bianchi denti, faccio segno per chiedere se posso fotografare e accennano dei sì gioiosi. Scatto con la mia solita abbondanza e la cosa li diverte ancora di più. Li ringrazio allontanandomi e vado verso degli d700, iso 200, 24mm, f2,8, 1/500scaricatori che stanno spostando delle cassette di pesce. La scena si ripete abbastanza simile e nessuno sembra mai infastidito della mia discreta presenza. Un d700, iso 200, 24mm, f2,8, 1/125ragazzo con un idrante in  mano innaffia generosamente delle cassette di pesce vuote per lavarle, e quando si accorge che lo sto fotografando mette in tensione gli addominali per mostrare la tartaruga fosse quasi un modello.

Riprendo il mio gironzolare gustandomi la libertà di andare senza meta. Comincio a sentire un certo languore dal momento che non ho ancora fatto colazione. E’ quasi mezzogiorno, per cui inizio a cercare sul bordo della strada un ristorante che possa andarmi bene. Per il vero primo pasto per conto mio in Thailandia (quelli a Bangkok non contano visto che non stavo benissimo) ne voglio uno che non abbia una sola scritta in inglese, qualcosa di realmente locale dove affrontare anche il problema della comunicazione. Come farò, mi chiedo immediatamente dopo, a far capire quello che hanno e quello che voglio mangiare? Mi ricordo di essere un Google Man per come mi definiscono alcuni (per chi non lo sapesse realizzo Tour Virtuali e servizi fotografici all’interno del progetto Google Business Photos), e allora mi chiedo perché non usare gli strumenti Google anche in questa situazione. Ho il mio iphone in tasca e pure la connessione, userò il traduttore Google! Parcheggio, entro galvanizzato dalla mia idea, saluto con un cenno e mi seggo. Mentre arriva il cameriere (giovane per fortuna) mi connetto al traduttore e scrivo: “Vorrei mangiare qualcosa di ben cotto per favore” e pigio ‘traduci’ in tailandese. Esce fuori una scritta incomprensibile e sotto la trascrizione in alfabeto occidentale. Il cameriere legge dall’iphone che gli porgo e io aggiungo a voce “crap”, che mi ha spiegato Umberto è l’ultima parola che bisogna sempre pronunciare qualsiasi cosa si dica se si è maschi (chissà poi perché hanno bisogno ogni volta di riaffermare linguisticamente la loro mascolinità ancora non l’ho capito). Fa segno di aver compreso, sorride e poi mi dice qualcosa in tailandese, immagino voglia chiedermi cosa esattamente voglio di ben cotto. Sto per scrivere quando mi chiede: “chicken or pork?”. Parla inglese. La Tailandia è così, quando ti aspetti che parlino inglese non capiscono nulla, e quando ti sforzi di mettere da parte la lingua di Sua Maestà loro ti stupiscono. Ci accordiamo per il pollo. Da bere chiedo una coca senza ghiaccio ma mi spiega che hanno solo soft drink a temperatura ambiente (risparmiano sul frigo, penso), opto allora per una bottiglietta d’acqua naturale. Mi porta un riso in bianco con sopra pezzettini di pollo sulla piastra e dei cetrioli di guarnizione. Aggiungo della salsina piccante che è sul tavolo e lo trovo un pasto appagante e gustoso. Pago 60 bath (circa €1,50) e me ne vado fiero del mio primo pasto veramente tailandese.

Torno a cavalcare la mia poco maschia moto con due direzioni ben precise: bancomat e un negozio dove comprare una crema per le scottature. Purtroppo le bruciacchiature sui piedi e sui dorsi delle mani, seppure non gravi, si fanno sentire soprattutto sotto il sole cocente thai. Prima cosa: prelevare. L’ultima volta non ci sono riuscito e questo è un problema che avrei dovuto affrontare anche prima. Trovo un Seven Eleven (che sono dei negozietti che assomigliano ai nostri mini market e che hnno un po’ tutto) con bamcomat annesso: non potevo chiedere di più. Provo ad inserire il bancomat sperando che vada tutto bene e così è: prelevo senza problemi l’equivalente di €250 euro e li infilo rinfrancato nel portafogli. Entro nel negozio e trovo una crema all’aloe di cui mi aveva parlato Umberto. Penso a mio padre e alla fissazione che ha per questa pianta. Immagino che, se ci fosse lui, mi avrebbe già impiastricciato tutto del fluido prelevato direttamente dalle foglie degli esemplari che coltiva con grande orgoglio… alla fine i genitori hanno sempre ragione! Visto che ci sono compro anche un altro flacone (piccolo così non pesa) di crema protettiva nivea con fattore 30 (la mia sta finendo) e per due creme spendo l’equivalente di quasi 9 pasti tailandesi… maledette corporations!

Uscito dal Seven Eleven avvisto un mercato coperto e faccio una capatina anche lì dato che stamattina ci ho presod700, iso 400, 32mm, f4, 1/40 gusto. Scatto un po’ di foto e mi compro un pezzo di maiale caramellato su uno stecco giusto per gola (Maria Grazia, la mia amica dottoressa, mi ha sconsigliato il maiale ma, se mi sta leggendo, la saluto affettuosamente convinto che mi perdonerà). Con questo stecco a mo’ di lecca lecca in mano mi metto a guardare il traffico. Lo trovo davvero interessante. Mi viene in mente il consiglio di Francesco Cito, un bravissimo foto-reporter ampiamente pubblicato da grandi agenzie, che durante un corso ci disse: spesso per fare una buona fotografia bisogna semplicemente stare fermi con la macchina ed aspettare, se aspettate, qualcosa succederà. Mi viene l’intenzione di raccontare fotograficamente come guidano e i mezzi che d700, iso 400, 56mm, f3,2, 1/200conducono i tailandesi. Mi metto quindi ad un crocevia lì vicino, con la mia d700, fermo, persino seduto su un birillo stradale là abbandonato. E dopo un po’ scatto al volo ogni qual volta qualcuno attrae la mia attenzione. I tailandesi usano soprattutto le moto, le usano costantemente e per qualsiasi uso, spesso hanno una struttura in ferro a lato con una terza ruota che le rende particolarmente utili per il trasporto. Loro utilizzano le moto per portare qualsiasi cosa anche senza questa struttura. Le conducono sempre senza casco, parlano tranquillamente con il telefonino mentre guidano, non mettono quasi mai la freccia, le guidano in maniera spericolata e ci vanno spessissimo in tre, portando bambini piccolissimi davanti e dietro. Insomma, guidano le moto in una maniera che i palermitani possono soltanto vergognarsi e chiedere loro l’autografo. Ci portano davvero di tutto, anche le cose più fragili, ho visto trasportare persino una catasta di uova fresche e, non contenti, vanno in moto non di rado anche in quattro.d700, iso 560, 42mm, f3,5, 1/320 Ed eccola qua la foto che aspettavo di fare e per cui ringrazio Cito. La mamma, ad essere pignolo, avrei preferito fosse girata sul mio lato, ma ovviamente non posso avere l’ardire di battere il maestro.

Soddisfatto della giornata torno a casa, ceno al Ciao Bella mangiando tailandese e scrivo il diario del giorno prima. Umberto a fine serata ridacchia al computer seduto lì vicino a me. Gli chiedo per cosa stia ridendo e mi spiega che sta leggendo il mio blog. Mi faccio una risata pure io e gli chiedo quale parte stia leggendo: mi risponde quella del rumore misterioso di notte, e mi spiega che ride perché il suono che sento non è altro che un geco; le case ne sono piene. Ecco cos’era! Semplicemente una innocua e familiare lucertola. Ma cacchio in Italia le lucertole sono più discrete! Cara Caterina (una mia carissima amica avvocato – bravissima è dir poco) tu con la tua assurda fobia per qualsiasi cosa lucertolosa proprio in Thailandia a fare le vacanze non ci puoi venire. Continuo a scrivere fino a tardi (ragazzi, parte della mia vacanza se ne sta andando per scrivere queste pagine quindi fatene buon uso!) e mi metto pure a cercare di risolvere alcuni problemi di visualizzazione del mio blog. Problemi che mi hanno fatto impazzire per un bel po’ (ringrazio la bella nerd Annalisa per avermeli segnalati e avermi aiutato a distanza ad aggiustarli). Ormai tardissimo vado a dormire pensando a domani. Ho la moto, penso, e quindi voglio un po’ di vera avventura: domattina fitta vegetazione e cascate!

4 Comments on “Viaggio in Thailandia – giorno 4

  1. “…La mamma, ad essere pignolo, avrei preferito fosse girata sul mio lato…” Non per fare il pignolo ma secondo il mio modesto parere (davvero molto modesto), la foto sarebbe stata ancora migliore se la figlia avesse guardato dritta in camera, non trovi (non considerarla come una domanda retorica ma come una domanda di un alunno al suo professore)! Complimenti per il blog, per la scrittura e soprattutto per le foto, fatte e, con la massima fiducia, che farai! :)

    • La figlia guarda in camera, se guardi attentamente il suo occhio destro è puntato su di me, il sinistro un po’ meno, credo sia un leggero strabismo di venere.

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