Viaggio in Thailandia – Giorno 2 (forse sarebbe meglio dire giorno 1bis)

protesta contro il governo Thailandese, viaggio in Thailandia

In realtà il giorno 1 per me non è mai finito, sono arrivato a Bangkok alle 6 del mattino e quindi la giornata è ricominciata senza che fossi mai andato a letto.  Ed eccomi nell’aeroporto di Bangkok a fare una lista mentale delle prossime mosse e, in questo ordine, mi metto all’opera: per prima cosa vado alla consegna bagagli a recuperare il mio zainone. Lo avvisto subito, il primo problema che avrei potuto incontrare è superato. Ottimo! Monto sulle spalle il bagaglio maledicendomi di non averlo fatto più leggero e vado ad un cambia valute con bancomat annesso. Ho duecento euro in contanti ma preferisco prelevare con il bancomat in modo da lasciarmi un po’ di euro nel portafogli, non si sa mai. Provo e riprovo ma il display sostiene che non posso prelevare più di 3000 bath (cioè meno di €70), ma non è questo il problema più grave: accetto nolente di prelevare il massimo che mi impongono ma il sistema mi dà ogni volta un messaggio che mi notifica che il codice è errato. Lo ridigito tre volte… la terza con grande timore che la carta mi venga bloccata (sarà colpa del pin dei cellulari che ci ha traumatizzato con la storia dei tre tentativi dopo di che tutto scoppierà?!… a proposito! Qualcuno della mia generazione, maschietti nati negli settanta, si ricorda per caso di questo cartone animato giapponese che guardavo appassionatamente da bambino e aveva per protagonista un robot spaziale gigante e il suo comandante umano che combattevano uno a fianco all’altro nello spazio? La particolarità era che il protagonista aveva sulla fronte un simbolo giallo, una sorta di stella, che era la sua arma più potente, con questa poteva distruggere ogni nemico, anche migliaia di navicelle in un colpo solo nel raggio di chilometri… ma poteva usare questo raggio straordinario solo tre volte, alla terza sarebbe morto. Chi mi aiuta a trovare il titolo di questo cartone che mi ossessiona ancora oggi con il numero tre?). Dicevo, provo la terza volta ad inserire il codice con grandissima attenzione per non sbagliare pronto a ricevere un pugno allo stomaco, ma niente da fare, non mi blocca per fortuna la carta ma continua a dire che è errato. Mi arrendo e pospongo il problema ‘prelievo con bancomat’ a data da destinarsi. Scambio €150 e me ne lascio 50 nel portafogli, me ne danno €6000 e rotti, cambio non eccezionale ma nemmeno tremendo. A seguire il problema comunicazioni: vedo una pubblicità che reclama una sim locale a 290 bath (circa €2) che mi dà una settimana di chiamate nazionali (non illimitate però) e un giga di internet. Aggiudicato! chiedo dove trovo il negozio (che immagino sia in aeroporto), lo avvisto subito e munisco il mio Iphone della nuova scheda. E i clienti come mi contatteranno mi chiedo, per mail mi dico con quella soddisfazione sotterranea che si prova quando buttiamo le cose vecchie. Adesso che ho la sim locale chiamo Umberto (il mio unico contatto qui in Thailandia). Mi risponde subito e mi dice che il bus per khanom (dove sta lui e dove voglio andare per i primi giorni) è alle otto di sera… sono però le otto di mattina. Cosa posso fare con lo zainone sulle spalle per 12 ore? Di andare in giro così non se ne parla proprio. Mi suggerisce di andare al mega centro commerciale MBK, lì posso lasciare i bagagli nel deposito e muovermi più liberamente. L’idea di spendere le prime ore in Thailandia in un centro commerciale non mi entusiasma affatto. Ma la promessa di mollare lo zaino mi corteggia come una danzatrice del ventre. Leggo qualcosa sull’MBK nella mia guida e pare che sia un posto molto particolare da non perdere per chi vuole fare shopping soprattutto per gli articoli elettronici e fotografici. Bingo! È il posto per me, non devo comprare nulla ma io mi perdo a guardare la tecnologia, inoltre mi ricordo che devo anche comprare l’adattatore per la presa di corrente. iso 800, 24mm, f5,6, 1/30 Esco dal grande aeroporto e mi soffermo a guardarne la struttura imponente fatta di cemento e acciaio, mi dirigo quindi ai taxi con le idee chiare. Evito tutti quei tassisti che propongono cifre forfettarie e cerco quelli a tassametro per come suggeritomi da più fonti. Una signorina della compagnia mi dà un foglio con i loro dati e mi indica un tassista. Gli chiedo di accompagnarmi ad MBK e mi fa salire. Faccio una foto al parabrezza con il numero di riferimento del guidatore (così come mi ha consigliato Umberto in modo da premunirmi per possibili fregature). Mi spiega però che quella è proprio la zona delle proteste contro il governo che stanno avvenendo in questi giorni e che la strada è chiusa ad un certo punto quindi non mi ci vuole portare. Effettivamente ho letto di recentissimi disordini…  impreco. E dove vado adesso? Gli spiego le mie esigenze e mi suggerisce di portarmi ad un sito non molto distante: Ancient Siam. Mi assicura che userà il tassametro e che comunque la cifra sarà più o meno quella che avrei speso per il centro commerciale. Comincia ad ipotizzare cifra più alte per aspettarmi e tenermi il bagaglio in macchina e farmi un po’ d’autista. Rifiuto gentilmente dicendogli che mi basterebbe essere portato lì. Ci penso un attimo e accetto, ma subito dopo mi viene il dubbio che stia esagerando la situazione e voglia fregarmi. Cerco di trovare la destinazione sulla mia guida ma non ne trovo traccia, mi dà lui un dépliant e mi pare una roba molto turistica. Mi ricordo di aver letto da qualche parte che i tailandesi ci provano spesso a dire ai turisti che un dato posto è chiuso in modo da portarli dove vogliono loro. Gli dico che ho cambiato idea e che voglio che mi porti ad MBK. Lui non sembra per niente contento e sostiene che adesso si trova fuori zona e che questo mi costerebbe un surplus di 500 bath. Protesto ma lui ripete come un disco la stessa storia. Allora prendo il foglio della compagnia minacciandolo di chiamare per chiedere spiegazioni, ma lui pare non essere intimorito da ciò e mi dice che posso tranquillamente chiamare. Quando vede che sto realmente digitando il numero cambia espressione e si arrende. Mi porterà ad MBK senza sovrattassa ma non garantisce di potermi portare fino al centro a causa dei blocchi, in quel caso mi toccherà camminare a piedi. L’immagine di me che cammino con lo zaino pesante tra i protestanti e le cariche della polizia non è una visione per niente rassicurante e penso a mia madre (che leggerà questo resoconto) che di sicuro disapproverebbe. Ma sono ormai sicuro che sia tutta una montatura e quindi non mi tiro più indietro. Il viaggio è lunghissimo non tanto per la distanza ma per d700, iso 800, 44mm, f3,5, 1/1250il traffico, si procede spesso a passo d’uomo e mi sembra di non arrivare mai. Dopo un’ora ci siamo. Effettivamente ci sono dei blocchi ma i poliziotti fanno accedere fin sotto il centro. Probabilmente chiudono il traffico nei momenti più critici e adesso è tutto tranquillo. Mi rassereno, tutto sembra calmo e non devo camminare. Pago secondo tassametro 400 bath (circa €9) per più di un’ora di taxi… magari avessimo questi prezzi in Italia! Scendo e mi avvio verso l’ingresso dell’MBK. Ai piedi della struttura ci sono decine e decine di tende e persone accampate, mi chiedo se siano loro i protestanti e chiedo ad un paio di persone di mezza età il motivo di queste tende. Capiscono la mia domanda ma mi rispondono vagamente, come se non sapessero bene cosa facciano o fingendo di non sapermelo spiegare. Chiedo ‘protest?’ ma glissano. Chiedo ad un giovane che invece sorridente e con modi un po’ effeminati mi spiega che sono lì a protestare contro il governo. C’è un mega-schermo ed una voce amplificata che diffondono litanie per me protesta contro il governo Thailandeseincomprensibili che però hanno il tono combattivo ed esortativo delle nostre manifestazioni di piazza, la gente è lì accampata che mangia, chiacchiera e cucina e mi sembra che regni comunque un’atmosfera tranquilla. Lascio l’accampamento e mi infilo nel centro commerciale. Chiedo del deposito bagagli e lo trovo con una certa fatica (sinceramente mi aspettavo che fossero più capaci di comunicare in inglese, invece spesso anche chi dovrebbe avere a che fare con gli stranieri ha difficoltà a comunicare… penso poi agli italiani che non spiccicano quasi mai una parola di inglese e li perdono). Arrivato al deposito un foglio con gli orari avvisa che aprirà alle 11. Sono le 9.30. Ci sono su una panca evidentemente ad aspettare due giovani: un asiatico e una occidentale. La ragazza ha i capelli tinti biondi e fucsia e dal look sembra tedesca o olandese, dai tratti però sembra più spagnola. Mi seggo anch’io rassegnato ad attendere, ho molto sonno e temo di addormentarmi. Dopo un po’ la ragazza attacca bottone buttando lì una frase in inglese, rispondo e cominciamo a chiacchierare. Mi racconta dei posti che ha visitato e mi dà un po’ di dritte per viaggiatori con zaino in spalla che vogliono evitare i soliti giri turistici, sento però un accento che non è per niente germanico, il suo inglese ha dei suoni alcune volte troppo ben scanditi e altre più dolci di come dovrebbero, mi viene il sospetto e le chiedo di dove sia. E’ italiana, di Milano. Avevo immaginato giusto. Come due idioti abbiamo parlato in inglese per mezz’ora. Ridiamo e ci raccontiamo un po’ di noi, si chiama Rebecca, è stata in Thailandia per 10 giorni e questo è l’ultimo, stasera ripartirà. Sembra una ragazza interessante, studia architettura a Milano ma è per un anno a studiare per il suo corso di laurea a Shangai e infatti è lì che farà ritorno. Finalmente aprono il deposito e lasciamo i bagagli, appena consegnato il mio zaino la saluto, le nostre strade si dividono e ci scambiamo simbolicamente il testimone del viaggiatore con un bacio sulla guancia. Mi metto a girare il centro senza meta, sono davvero stanco e il sonno ormai sta assumendo forme estreme. In Italia sono circa le sei del mattino e io sono ormai sveglio da 24 ore con diverse ore di fuso orario addosso. Il sonno, il jetlag e lo sbalzo di temperatura (dai 15 gradi siciliani allo zero di Milano quando sono partito e poi ai 35 di Bangkok il tutto nel giro di poche ore) a tutto ciò si aggiungono (o mi stanno provocando) un po’ di mal di stomaco e un certo senso di stordimento. Compro un adattatore elettrico che non credo sia esattamente quello che cercavo e poi mi seggo a prendere un the in un bar. Scopro nascosta dalla poltrona un presa a cui felicemente attaccarmi (il mio iphone è quasi a zero e il netbook lo sta seguendo) e scrivo le pagine del giorno 1. Sorseggio il mio the zuccerato (non dolcifico ma gli infusi ma questa volta ho bisogno di tirarmi su) e mi sento un po’ meglio.

d700, iso 800, 16mm, f7,1, 1/125Passo il pomeriggio gironzolando, mangiando riso in bianco, scattando qualche foto (pochissime in verità perché è vietato) e curiosando tra i negozi. In realtà più che un centro commerciale come lo immaginiamo noi è un mercato fatto da sei piani con la struttura dello shopping center ma riempito da chioschi e negozietti. Si trova di tutto, dai mobili in legno in stile orientale, ai vestiti a due lire, a prodotti tecnologici da pochi centesimi fino a macchine fotografiche costosissime. C’è pure una serie infinita di piccolissimi negozi che vendono cellulari. I prezzi sono molto convenienti e ho visto persino gli Iphone 5 a €300. Sinceramente ho il dubbio che sia tutto originale. Verso le tre del pomeriggio comincio a sentirmi seriamente debole (ormai per il mio fisico sono le 9 del mattino e sono ancora sveglio) mi gira la testa e ho un impellente bisogno di dormire. Non credo proprio di riuscire ad arrivare alle 8 di sera per la partenza del bus. Mi viene in mente di trovare una stanza qui vicino per buttarmi in un letto e dormire fino a domani… vedo già il cuscino che mi dice vieni! vieni! e le lenzuola bianche che mi avvolgono come una carezza fresca e rassicurante… mi metto su tripadvisor sul mio iphone alla ricerca di una stanza economica. Trovo solo un paio di alberghi che hanno il prezzo che dico io, chiamo ma non hanno una camera libera per stanotte. Dovrei dunque o alzare il budget o trovare qualcosa in qualche altra zona. Ma né l’idea di spendere di più per trovarmi comunque in una zona di proteste che potrebbero peggiorare in qualsiasi momento e magari bloccarmi, né l’idea di spostarmi e ritrovarmi di nuovo domani nella stessa situazione di dover aspettare fino alle otto di sera per prendere il bus mi convincono. Ho un sussulto di eroicità e mi dico che il grosso della giornata ormai è passata, che devo resistere solo poche ore, e decido di farmi un ultimo giro nel centro commerciale per svegliarmi un po’ e poi prendere i bagagli e trovarmi un  taxi che mi porti alla stazione, lì ammazzerò un altro po’ di tempo cercando di resistere. Così faccio. Il traffico è intenso e il tassista è costretto un paio di volte a cambiar strada per evitare degli ingorghi, alla fine arrivo. Stazione dei bus  Sai Tai Taling Chan Southern Terminal dove si trovano tutti i pullman che partono alla volta della parte meridionale del Paese. Riesco a fare i biglietti (faticano a comprendere la mia destinazione, mi citano destinazioni più consone ai turisti ma alla fine scrivo Khanom sulla mano e riesco a farmi capire). Pago i €900 bath che mi aveva preannunciato Umberto (circa €20 per 12 ore di viaggio sono veramente una bazzecola) e prendo nota della piattaforma da cui partire. La stazione è un grande edificio coperto con diversi uffici di compagnie di autoservizi, bar, ristoranti e negozietti di cianfrusaglie. Trovo un bar con presa di corrente annessa (ammetto di essere fortunato, oggi è il secondo bar che trovo e tutti gli altri mi sono parsi sprovvisti) e wi-fi libero, non posso chiedere di meglio e mi rimetto a scrivere il diario del giorno precedente. Anche qua the zuccerato e poi una porzione di riso in bianco. Mi alzo per andare in bagno e nell’attimo esatto in cui sto per uscire dal tavolo accade una strana scena: parte una musichetta che mi pare un inno nazionale e tutti si bloccano, chi è seduto si alza e chi stava camminando o chiacchierando si blocca. Sembra una sorte di fermo immagine a cui io alzandomi ho dato il via. Mi viene la tentazione di sedermi ma temo quasi di rompere l’incantesimo o più probabilmente di fare indignare qualcuno, non c’è nessuno nei dintorni che non sia in piedi, e così rimango immobile pure io incuriosito da ciò che sta succedendo. Capisco che in realtà è qualcosa che il governo impone al suo popolo e mi aspetto che i giovani reagiscano in maniera annoiata o addirittura non rispettando la prassi imposta, e invece anche loro sono lì immobili e seri con gli occhi verso l’alto. Sono le 6 e il mondo lì dentro si è congelato. Smette la musica e tutti tornano a fare quello che stavano facendo, come nulla fosse. Sono un po’ frastornato. Per un attimo ho riassaporato le atmosfere narrative che mi aveva procurato Orwell quando lo lessi per la prima volta, solo che stavolta non sono in un romanzo ed è stato, devo ammetterlo, abbastanza inquietante. Termino di scrivere il diario e di pubblicarlo giusto d700, iso 1600, 24mm, f3,2, 1/25in tempo per pagare il dovuto e andare alla piattaforma 38 dove trovo il bus che tra poco parte. La hostess, mentre sto consegnando all’autista lo zainone da sistemare in stiva, mi chiede dove voglio scendere, rispondo Khanom ma lei mi chiede dove esattamente a Khanom. Azz! Immaginavo ci fosse un’unica fermata, dico vicino alla spiaggia dato che Umberto ha un ristorante sulla costa ma lei non mi pare molto convinta, inoltre non credo nemmeno che parli inglese. Vabbè, si vedrà domani intanto voglio dormire. Mando un messaggio ad Umberto chiedendo maggiori informazioni sulla fermata da scegliere e mi sistemo sulla poltrona che mi indica la hostess. Le sedute sembrano molto comode, si possono persino allungare, non credo ai miei occhi, molto meglio di quello che immaginassi. Non c’è molta gente sul pullman e sono l’unico occidentale. Tempo di stendere le gambe, sento il motore che romba per scaldarsi un po’ prima di partire, sono le 20.25 locali, sono sveglio da più di 32 ore e sento la cantilena di una donna sulla tv di bordo che credo legga le notizie, e l’intonazione va su e giù, giù e su, ogni tanto si allunga, ogni tanto si interrompe e poi il nulla. Il bus non è ancora partito e io sono già volato nel mondo dei sogni.

2 Comments on “Viaggio in Thailandia – Giorno 2 (forse sarebbe meglio dire giorno 1bis)

  1. Non viaggiare in treno. E’ un viaggio affascinante ma sai quando parti e non sai quando arrivi!

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