Farm Cultural Park – come ti trasformo le macerie

Farm Cultural Park

Favara è un comune siciliano di 30.000 abitanti in provincia di Agrigento che finirebbe nella lunga e anonima lista di luoghi italiani dove l’abbandono e l’incuria la fanno da padrone. Sarebbe a pieno titolo uno di quei paesini del meridione di cui si parla solo ed esclusivamente in occasione del crollo di qualche meraviglioso antico palazzo giusto per parlare di responsabilità e degrado, per proclamare buoni intenti di recupero e per poi dimenticarsene brevemente subito dopo. In effetti anche Favara ha avuto qualche anno fa il suo crollo con relative vittime, ma qui, questa volta i buoni propositi non si sono tramutati in vane parole ma in fatti, realizzati, però, non da chi ne ha fatto uno spot elettorale ma da privati che, piuttosto che disperare, hanno preferito rimboccarsi le maniche e scommettere sul miracolo.

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Nel giugno 2010 il notaio Andrea Bartoli e la moglie avvocato Florinda Saieva decisero di acquistare diverse costruzioni all’interno di un cortile decadente del centro storico per poi ampliare l’operazione ai cortili intorno e creare Farm Cultural Park: un parco artistico culturale, una sorta di museo a cielo aperto per mostre temporanee e installazioni permanenti d’arte contemporanea, un luogo per corsi di architettura e presentazione di libri e video arte, ed anche una residenza per artisti e creativi. Insomma, per dirla in una sola parola: una figata! E’ stata questa l’esclamazione che è uscita dalla mia bocca quanto la mia amica video maker Annamaria Craparotta mi ha raccontato del posto chiedendomi se avevo voglia di unirmi al gruppo per andare a fare una veloce visita al parco. Mentre scrivo Annamaria è resident artist ospite di Farm perché sta lì girando un documentario (un interessantissimo video progetto web friendly il suo che non vedo l’ora di vedere e che scherzosamente ho definito 3.0) e di cui potremo avere un’anteprima in occasione dei prossimi festeggiamenti per il 4° compleanno di Farm che si svolgeranno il 28 giugno. Un appuntamento pieno di arte e musica assolutamente da non perdere.

L’idea di prendere un fatiscente centro storico e trasformarlo in un parco artistico e culturale è una di quelle operazioni di cui siamo abituati a leggerne sulle riviste in merito a qualche cittadina straniera, una di quelle notizie di cui si parla tra amici con un bicchiere di vino in mano mentre arrendevolmente ci si lamenta che l’Italia va in malora e che noi di queste cose non siamo capaci. Invece questa volta l’operazione è nostrana, è pienamente riuscita, ed è avvenuta nella folle terra sicula precisamente nella sonnacchiosa e depauperata provincia agrigentina.

Farm Cultural Park ha vinto nel 2011 il Premio Cultura di Gestione di Federculture e nel 2012 è stata invitata alla XXIII° Mostra Internazionale di Architettura di Venezia. Per il blog di viaggi in lingua inglese Purple Travel  è addirittura al sesto posto al mondo come meta turistica dell’arte contemporanea.

Sono dunque andato a dare un’occhiata, ero curiosissimo di vedere con i miei occhi (e le lenti della mia fida macchina fotografica) come questo notaio, la moglie, ed un gruppo di amici architetti, mi avevano trasformato le macerie.

Era un tranquillo pomeriggio di metà maggio, il parco non era ancora nel pieno delle iniziative più di richiamo e quando sono arrivato la luce era uno po’ bassa, ma ritengo che questa collezione di veloci scatti dia un’idea della particolarità del posto.

A farci da cicerone è stato l’architetto Gianni di Matteo, un professionista di Mazara del Vallo che, come altri colleghi, è rimasto stregato dal progetto del notaio Bartoli e ha addirittura comprato casa a Favara, anche lui con  passione dona gratuitamente gran parete del suo tempo all’iniziativa.

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Quello che colpisce di questo luogo è la libertà espressiva, si ha subito l’impressione di essere nel posto giusto dove poter dare libero sfogo alla propria creatività e raccogliere a piene mani stimoli artistici.

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Questa sensazione è liberatoria, e sul viso di molti campeggia il sorriso tipico di quando si sente di poter essere se stessi senza finzioni e pose.

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Lo stimolo è presente in tutti i sensi, c’è persino un bagno pubblico che proietta a ripetizione davanti al water il famoso discorso di Steve Jops ai neolaurati di Stanford che tanti creativi ha ispirato negli ultimissimi anni. Qualcuno dice che le idee migliori vengano in bagno, chi lo sa che grazie a Farm avremo presto uno Steve Jobs siciliano!

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Il parco è caratterizzato da questa associazione tra fatiscente ed arte, tra storico e moderno, i palazzi fanno da cornice alle installazioni, alle bancarelle degli artigiani, e ai negozietti di libri e oggettistica da design. C’è persino un piccolissimo orticello biologico, e quando mi sono recato per questa visita un artigiano lavorava il legno per la meraviglia dei ragazzini intorno. Inoltre fa un certo effetto vedere di tanto in tanto sbucare la testa di una delle signore Maria (pare che si chiamino tutte così) che abitano ancora nel cortile e che continuano serene a vivere la loro ripetitive giornate tra la curiosità dei visitatori.

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Se avete voglia di arte, musica e design adesso sapete dove si trova una delle più interessanti mete turistica dell’arte contemporanea, per il 28 giugno non prendete impegni, ci vediamo tutti a Favara.

 

4 Comments on “Farm Cultural Park – come ti trasformo le macerie

  1. idea grandiosa! Qui in Liguria accadde tanti anni fa per Bussana vecchia, paesotto vicino a Sanremo ridotta ad ammasso di macerie da un terremoto che nel tempo decine di artisti, artigiani e creativi hanno trasformato in un luogo di massimo interesse! Auguri!

    http://it.wikipedia.org/wiki/Bussana_Vecchia

  2. Confermo tutto! In quel tranquillo pomeriggio di metà maggio c’ero anch’io. Con la mente e con il cuore, saro’ li’ a festeggiare il 28 Giugno!

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