Cuba, Trinidad

Cuba, Trinidad

Questo è il racconto fotografico del mio viaggio in Messico e Cuba con Marilena, mia moglie. Il post di oggi vi racconta Cuba, Trinidad.

Se sei un appassionato/a di viaggi e vuoi conoscere tutti i dettagli organizzativi e/o se ami la fotografia e vuoi avere informazioni tecniche vai al giorno 1 e 2 del viaggio, all’inizio del post c’è una premessa che fa per te.

 

Cuba, Trinidad

Dopo due notti nell’indimenticabile Avana (troppo pochi per gustare a pieno la mitica capitale cubana) ci rimettiamo in viaggio per vedere altre cittadine dell’isola. Prendiamo un pullman della locale compagnia Viazul e ci dirigiamo verso Cienfuegos dove passeremo una sola notte presso un’altra casa particular prenotata anche questa tramite Case Cuba (per maggiori dettagli organizzativi sull’intero viaggio vai al giorno 1 e 2 del viaggio).

Sfortunatamente già dal primo mattino quando ci mettiamo in viaggio, e durante tutta la nostra permanenza a Cienfuegos, la pioggia cade dal cielo a dirotto e in modo incessante. Non si tratta di un normale temporale tropicale che dura pochi minuti o mezz’ora al massimo, è proprio una violenta perturbazione che non dà un solo minuto di tregua. La pioggia è troppo forte per poter uscire anche se provvisti di ombrello.

Questa è la foto che scatto dal bus al mio arrivo nella cittadina e anche, sfortunatamente, l’unica che  riesco a scattare nelle 24 ore a Cienfuegos.

Cuba, Trinidad Il viaggio fotografico di Antonio Pistillo a Cuba. Diritti di antoniopistillo.itIo e mia moglie rimaniamo confinati nella casa particular mentre le strade di Cienfuegos si trasformano in veri e propri fiumi in piena. Scopriamo che la signora che ci ospita fa un mojito pazzesco, e passiamo tutto il nostro tempo in terrazza ad ascoltare la pioggia sulla tettoia con il cocktail in mano. Di tanto in tanto chiamo la signora per ordinare un altro bicchiere, facendole i complimenti per come ha miscelato gli ingredienti. La signora puntualmente prende l’ordinazione con un sorriso tra il deliziato e il beffardo, ed ogni volta sento da lei la stessa cantilena: “te gustó el mojito, eh!?”. E così, tra un mojito e l’altro, cullati dal ritmo incessante della pioggia sulle nostre teste e dalla cantilena cubana della signora, passiamo la nostra giornata a Cienfuegos. Non vediamo nulla del posto ma, nonostante tutto, siamo contenti. Sarà il fatto di essere in vacanza o la miscela perfetta di rum, zucchero di canna, menta, lime e l’acqua di seltz, ma fatto sta che anche questa Cuba mi sembra piacevolissima.

Il giorno dopo ci rimettiamo in marcia per Trinidad. Anche oggi viaggiamo con bus locale e, anche oggi, purtroppo piove. Questa volta però voglio assolutamente vedere la città, per fortuna la pioggia è meno torrenziale, e pian piano sembra perdere vigore. Siamo nella casa particular di Trinidad e Marilena non ne vuole sapere di uscire con la pioggia, ma io non mi perdo d’animo: aspetto qualche ora, e quando non ne posso più di stare fermo e al chiuso con Trinidad là fuori, vado dalla signora e mi faccio prestare un ombrello (oggetto che mi porge con grande riverenza e anche un po’ di malcelata possessività). Esco fuori in infradito, tanto fa caldo e in certe stradine sembra di guadare dei ruscelletti estivi di montagna. Finalmente posso vedere cosa ho intorno e immortalarlo.

antoniopistillo.com_Agosto16_ViaggioNozzeIMG_0726 antoniopistillo.com_Agosto16_ViaggioNozzeIMG_0761 antoniopistillo.com_Agosto16_ViaggioNozzeIMG_0974 Un ragazzo con il suo risciò sconsolato aspetta anche lui che il tempo migliori.

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Rientro, e con Marilena decidiamo di cenare a casa, visto che la pioggia continua imperterrita a bagnare Trinidad. La signora ci prepara una zuppa di lenticchie da applausi, mentre il telegiornale manda in onda le immagini della perturbazione che sta causando questo tempo da lupi. Capisco dai commenti in spagnolo che si tratta dell’uragano Hermine, al centro della perturbazione che si sta generando nel golfo del Messico il cui ciclone sembra indeciso se dirigersi verso Florida o Cuba. Come avevo immaginato non è un semplice temporale tropicale, è una vera e propria tempesta con tanto di uragano, e mi sento dentro ad uno di quei film catastrofici americani con l’adrenalina che scorre nel sangue per la paura di un destino su cui l’uomo non può nulla. Indipendentemente su dove si abbatterà la furia del ciclone, spero solo non crei troppi danni.

Le mie preghiere notturne vengono ascoltate e finalmente durante la notte la pioggia ha smesso di cadere. Hermine ha deciso di puntare verso Florida e lambisce soltanto Cuba, mi spiace per gli americani, ma di sicuro nella ricca penisola statunitense sono più attrezzati dei poveri cubani che hanno già i loro problemi senza bisogno anche di un ciclone. Io e Marilena usciamo senza dover richiedere in prestito il prezioso ombrello e esploriamo con agio il centro di Trinidad. Le strade sono ancora bagnate ma almeno le vie non sembrano fiumi come quelle di Cienfuegos e nemmeno ruscelli come ieri al nostro arrivo.

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Sbircio attraverso una porta e mi rendo conto che si tratta di una scuola, chiedo gentilmente di entrare e di fare delle foto. Trovo le scuole luoghi interessantissimi per capire molto di un Paese e non mi faccio sfuggire l’occasione. Sui muri ci sono frasi tipiche da regime totalitario che sa bene quanto sia importante l’educazione anche per formare un popolo, per terra c’è acqua perché il temporale ha fatto piovere persino dentro, una maestra dipinge un cartellone che servirà per l’anno scolastico che sta per cominciare.

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Due docenti mi chiedono un’offerta per comprare materiali scolastici, non riesco a dire di no. Nonostante tutto, anche se in un regime, in qualsiasi luogo l’educazione è sempre un valore fondamentale, per me la scuola è una delle istituzioni più importanti in assoluto. Do loro una banconota di €10 che per i cubani sono un mucchio di soldi: la paga mensile di un insegnante cubano è di circa €20, quindi quella banconota ha il valore equivalente di circa €700 per un insegnante italiano.  Alla vista degli euro le due maestre si guardano immediatamente intorno per capire se qualcun altro sta assistendo alla scena, dopo un micro-secondo di incertezza per capire il da farsi si lanciano uno sguardo di intesa che non ha bisogno di telepatia per essere decifrato… so bene che si spartiranno quei soldi a metà e che probabilmente con i miei euro non compreranno molto per i loro studenti, ma un docente ben nutrito è sicuramente un docente migliore di uno affamato, e a me 10 euro non fanno alcuna differenza. Esco dalla scuola con uno strano stato d’animo che ancora adesso fatico ad interpretare.

Continuiamo a girare, noto un bar i cui colori riescono a brillare nonostante il cielo sia grigio, mi apposto e scatto più foto.

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Dopo tanto camminare siamo affamati, e ci dirigiamo verso uno dei ristoranti indicati come tra i migliori della zona dalla guida Lonely Planet. Il locale è pieno di mosche. Osservo divertito Marilena che si guarda schifata in giro, la tentazione è di andare in un altro posto ma altri ristoranti nelle vicinanze non sembrano essercene, inoltre è anche tardi. La stanchezza di questi giorni di viaggio on the road ha sopraffatto mia moglie che non è abituata a questo modo di viaggiare, Marilena sembra ormai arresa e senza forze per protestare. Ci decidiamo a rimanere, spruzzo il repellente sul nostro tavolo ad intervalli frequenti e riusciamo a mangiare con meno mosche che nei restanti tavoli, mi chiedo come facciano gli altri clienti a mangiare tranquilli senza alcuno spray ad allontanare gli insetti e mi sforzo di non pensare alla situazione in cucina. Nonostante la luce sia pessima per fotografare, non resisto alla tentazione di immortalare il tavolo dietro a noi che, tra l’altro, non è uno di quelli peggiori, ma è il più vicino.

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Usciamo dal mosca-ristorante chiedendoci se staremo male e riprendiamo il nostro vagabondare, ci infiliamo in vie un po’ più periferiche. Qui delle bambine, notando la mia macchinetta fotografica, cominciano a posare come grottesche controfigure di modelle, vogliono essere immortalate e me lo chiedono spudoratamente, le accontento e alla fine della sessione fotografica mi chiedono delle monete. Le accontento con pochi spiccioli, ci rimangono un po’ male ma so già che cestinerò quasi tutte le foto perché le loro pose sono troppo innaturali e inappropriate per delle bambine della loro età. Ne tengo solo una che ritengo l’unica accettabile.

antoniopistillo.com_Agosto16_ViaggioNozzeIMG_1065-EditContinuiamo a gironzolare con l’intenzione di riavvicinarci al centro.

antoniopistillo.com_Agosto16_ViaggioNozzeIMG_1128 antoniopistillo.com_Agosto16_ViaggioNozzeIMG_1054 antoniopistillo.com_Agosto16_ViaggioNozzeIMG_1047Una bimba bellissima mi guarda da un portone su una sedia a dondolo di legno troppo grande per lei.

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Dall’altra parte una giovane cubana ci lancia un bellissimo sorriso da dietro una pittoresca lignea ringhiera azzurra.

Cuba, Trinidad Il viaggio fotografico di Antonio Pistillo a Cuba. Diritti di antoniopistillo.it

La sera andiamo a mangiare in un altro ristorante, fortunatamente in questo non ci sono mosche e l’igiene sembra adeguata, mangiamo un’ottima aragosta a testa con pochi euro che ci fa dimenticare l’esperienza del pranzo.

L’indomani salutiamo Trinidad e partiamo per Varadero, concluderemo la permanenza a Cuba con due notti in un resort di lusso sulla spiaggia. Marilena non sa del resort. Il progetto iniziale era infatti di stare anche a Varadero in casa particular (che avevo già prenotato tramite l’efficiente servizio Case Cuba), sono uno abituato a viaggiare in modalità low budget; cosa che tra l’altro mi piace molto perché mi permette di vivere la parte più vera dei luoghi che visito. All’Avana avevo visto però Marilena poco entusiasta all’idea di pernottare in pensione per tutto la permanenza a Cuba. Ho pensato allora che alla fine era pur sempre un viaggio di nozze e, approfittando di un momento durante il quale lei riposava e io ero uscito a fare un giro fotografico della capitale, senza dirle nulla, mi sono infilato in un’agenzia e, alla faccia della parsimonia, ho chiesto il resort più caro di Varadero. Adesso, solo l’idea della sua faccia quando glielo dirò mi riempie di felicità e mi fa ridere al tempo stesso. Intanto prendiamo un altro autobus scalcagnato per l’ultima tappa del nostro viaggio.

Alla stazione degli autobus un padre saluta i figli che partono; mi soffermo ad immaginare i possibili motivi che potrebbero spingere questi genitori a lasciare due bambini così piccoli con la sorella adolescente.

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Durante il viaggio punto il mio obiettivo fuori dal finestrino per cogliere momenti di vita:  giovani e meno giovani che viaggiano su carretti tirati da cavalli o su vecchi side-car, un uomo che ripara un’auto vecchia di 70 anni con la speranza di farla andare avanti per chissà quanti anni ancora, e due bimbe che giocano a nascondino mentre un uomo col cappello a tesa larga passa a cavallo come fossimo nel far west. Più che un viaggio lungo le strade della campagna cubana sembra un viaggio attraverso il tempo.

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Dopo alcune ore di viaggio avviene quello che temevo sarebbe successo su un autobus tanto mal messo: un rumore sordo di esplosione, intuisco subito di cosa si tratta. E’ esplosa una gomma.

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Marilena in confusione mi chiede cosa succederà adesso, sorrido divertito e le spiego che faremo quello che facevano i nostri nonni: aspetteremo con pazienza. Per fortuna non abbiamo un aereo da prendere, mi rode un po’ però che questo contrattempo ci farà perdere delle ore che avremmo potuto passare in piscina o in spiaggia a Varadero. Scambio due chiacchiere con l’autista che mi spiega che tra un po’ dovremmo incrociare un altro bus Viazul, questo porterà la notizia della gomma esplosa alla stazione di autobus più vicina, partirà dunque un mezzo di soccorso per la sostituzione della gomma (i cellulari nel momento in cui scrivo non sono legali a Cuba, bisogna aspettare marzo 2008 per la legalizzazione dei telefonini). Il tutto ci costerà almeno due/tre ore di tempo. C’è solo da pazientare, stiamo sul bordo strada perché sul bus si muore di caldo, e nell’attesa fotografo vecchie Chevrolet che passano lungo la via.

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Nel frattempo faccio anche un giro per guardare le altre ruote e mi rendo conto che sono tutte liscissime, e prego solo che, una volta sostituita la gomma e ripartiti, non ne scoppierà un’altra.

Finalmente arriva il rimorchio che alza il bus e permette la sostituzione della gomma. Fotografo la ruota e il suo pessimo stato.

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Finalmente ripartiamo, e dopo alcune ore arriviamo a Varadero sani e salvi. Dalla stazione dei bus prendiamo un taxi collettivo e senza far capire nulla a Marilena do l’indirizzo del resort Paradisus Princesa Del Mar. Appena scendiamo lei alza lo sguardo, vede la struttura lussuosa e comincia a saltellare e mi abbraccia forte. Come è bello fare le sorprese!

Passiamo due giorni in piscina e in spiaggia godendoci il posto, nel frattempo l’uragano Hermine sta colpendo la Florida e arrivano violente e inquietanti folate di vento sulla costa di Varadero che scrollano forte le alte palme del resort, il cielo è stranissimo, nuvole grigie viaggiano ad inconsueta velocità sulla nostra testa e si danno il cambio con nuvole bianche che subito dopo sembrano volerci tranquillizzare. Cerchiamo di non pensarci e di goderci quei momenti di sole che il cielo ci regala, sono i nostri ultimi due giorni di viaggio di nozze e vogliamo goderceli fino alla fine, e così, a parte alcuni momenti di ansia per questo inedito clima, ci godiamo gli sgoccioli della vacanza nell’agio della lussuosa struttura.

Pubblichiamo su Facebook una foto scattata con il cellulare che fa molto viaggio di nozze.

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Dopo due giorni di relax assoluto salutiamo anche Varadero e andiamo all’aeroporto dell’Avana per tornare in Italia. Siamo in fila con il tipico umore nostalgico di fine vacanza quando mi accorgo di una scena storica: il check-in del volo della compagnia di linea American Airlines per Miami. E’ stato inaugurato appena tre giorni fa: riprendono i voli diretti di linea tra Cuba e gli Stati Uniti dopo ben 55 anni. Era il 1961 l’ultimo volo di linea statunitense, e adesso ecco il check-in riaperto. Scatto una foto che ha un suo intrinseco valore storico.

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Anche questo viaggio è finito, ma come ogni viaggio rimangono le emozioni e soprattutto le esperienze che ci hanno fatto crescere e cambiato. Torniamo un po’ diversi di quando siamo partiti, non so bene come, ma di sicuro migliori. E’ questo il bello del viaggiare, non tanto arrivare e vedere, ma cambiare ed arricchirsi di emozioni, riflessioni, riconsiderazioni ed esperienze. Spendere soldi in oggetti ci dà semplicemente cose tra le mani che col tempo si rompono e buttiamo, i viaggi ci danno vita intensa, che entra in noi, ci forgia e trasforma e sarà parte di noi per sempre.

 

Grazie a tutti voi di avermi letto e vi auguro buon viaggio. Buon viaggio per chi può spostarsi fisicamente con navi, aerei, treni, auto, moto, bici o persino a piedi, e per chi non può auguro buon viaggio con la mente, leggendo, o semplicemente fantasticando.

Un caro saluto da me, e da Marilena.

 

 

P.S.

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